“Il Cavaliere del Leone”: la recensione in anteprima del nuovo romanzo di Giovanni Melappioni

Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori…

orlando furioso

Le parole di Ariosto nell’incipit de L’Orlando Furioso appaiono perfette per descrivere l’ultimo libro di Giovanni Melappioni: Il cavaliere del leone, che ho l’onore di recensire in anteprima per la nuova rubrica: “La penna e la spada”. Sì, perché l’universo epico-cavalleresco di Orlando sembra la prima ispirazione per l’opera del medievalista marchigiano, anche se il mondo narrativo in cui si svolgono le epiche gesta di Ademar il Leone è molto più realistico e disincantato di quello immaginato da Ariosto. Niente paura però: di certo non mancano “le cortesie e le audaci imprese”, soprattutto ad opera del protagonista, che fin dalle prime pagine compare in tutta la sua virtuosa irruenza nel pieno di una battaglia sanguinaria.

il cavaliere del leone giovanni melappioni copertina

Siamo nel nord della Francia e l’anno è il 1090; il conte Helia di Beaugency è impegnato a difendere la sua contea del Maine dai ripetuti assalti dei feroci guerrieri normanni guidati dal duca Robert, il figlio di Guglielmo il Conquistatore. Tra battaglie, tradimenti e imprese disperate, il suo feudatario Ademar detto “il Leone” gli resta fedele e combatte come la fiera di cui porta il nome per respingere le schiere nemiche. L’onore lo lega al suo conte, ma è per amore che egli non si risparmia: amore per la dolce Rohese, che lo ha avvinto così fortemente da indurlo a infrangere i voti nuziali con la madre dei propri figli, Ildegaris, astuta e infida nei suoi intrighi di palazzo.

Ademar è un vero paladino: leale, onorevole e forte, imbattibile con la spada e lo scudo, impetuoso nel rispondere alle provocazioni, ma mai avventato. Nel corso della storia dovrà superare la più classica delle sfide per un cavaliere: la sua quête, la “Cerca” del campione, lo porterà ad affrontare un lungo e pericoloso viaggio in terre straniere per la salvezza della sua contea e della sua “donna angelicata”, accompagnato da uno scudiero sprezzante ma valoroso. Per superare gli innumerevoli ostacoli che gli si porranno davanti, però, al cavaliere non basterà la forza del proprio braccio o il valore delle armi, poiché è sempre il cervello a distinguere un vero eroe, così come il proprio cuore.

sarcofago cavaliere medievale
Sarcofago di un cavaliere al Museo Civico Medievale di Bologna – (Ph. Samuele Pareschi)

Quello raccontato da Giovanni Melappioni è il Medioevo reale, non la versione edulcorata dei cicli bretone e carolingio, né tanto meno il cupo, spietato mondo del “Grimdark Fantasy” moderno: le sfide e i pericoli affrontati dai personaggi sono drammaticamente concrete, ma c’è sempre spazio per il personale senso dell’onore e della giustizia, così come per gli opportunismi e i tradimenti. L’ambiente in cui essi si muovono, gli scenari e il modo di esprimersi dei personaggi sono resi con precisa maestria dallo storico medievalista, che non lascia nulla al caso. Così anche l’armamento dei cavalieri e degli altri guerrieri è sempre storicamente accurato, rifacendosi a quelle che erano le tecnologie a cavallo tra XI e XII secolo. L’usbergo, una cotta di maglia in ferro i cui anelli ricoprivano interamente il cavaliere, era la protezione più diffusa e fa la sua comparsa ovunque nel romanzo, così come gli elmi, gli scudi e naturalmente le spade.

La spada usata in Europa in questo periodo era proprio quella che generalmente associamo all’epoca medievale nel nostro immaginario: dalle precedenti spade normanne o carolinge (che su questo blog identifichiamo per comodità sotto al nome di “Spada Vichinga”), si era ormai evoluta un’arma sensibilmente diversa. I bracci della guardia si erano decisamente allungati, creando la classica forma a croce utile per contrastare meglio lo slittare di altre lame sul filo in un duello, ma ancora abbastanza semplice da poter essere impiegata con lo scudo come in precedenza. Il pomolo si semplifica, assumendo una forma rotonda oppure a mandorla, che consente una maggiore libertà nel maneggio. Ma soprattutto la lama si allunga, grazie ai progressi della metallurgia che consentivano di ottenere una superiore resistenza agli urti e quindi un minor rischio di rottura; così la portata dei colpi è maggiore, un fatto utile soprattutto a cavallo, mentre la punta diviene più sottile e acuminata proprio per potersi infilare tra gli anelli di ferro dell’usbergo, che come abbiamo detto era onnipresente sui campi di battaglia del secolo XI. Si tratta ormai di una vera e propria Spada d’Arme.

Giovanni Melappioni nasce a Civitanova Marche nel 1980, dove vive con sua moglie, i suoi figli e i numerosi cani e gatti; studioso appassionato di storia militare, si concentra soprattutto sul Medioevo – pur spaziando tra periodi storici come l’età napoleonica e la Seconda Guerra Mondiale – e il punto centrale dei suoi romanzi è la più precisa attendibilità storica, che riesce a mantenere pur narrando di gesta gloriose e personaggi dallo straordinario appeal che sfocia nell’epicità.

Il cavaliere del Leone si pone come prequel della trilogia denominata “Il Giglio e il Grifone”, composta dai tre volumi, già pubblicati da Meridiano Zero: Forgiati dalla spada, Temprati dal destino e Il canto della vendetta. Niente paura dunque: anche se non avete ancora terminato di leggere gli altri libri, potrete iniziare tranquillamente da questo primo episodio nell’arco temporale della storia!

trilogia il giglio e il grifone giovanni melappioni copertina

3 pensieri riguardo ““Il Cavaliere del Leone”: la recensione in anteprima del nuovo romanzo di Giovanni Melappioni

  1. Molto interessante! In bocca al lupo per l’autore: far conoscere un libro nelle Marche non è molto facile…

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    1. Giovanni Melappioni novembre 29, 2019 — 6:48 pm

      Grazie, purtroppo le Marche pagano la loro bellezza con un isolamento culturale impressionante.

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      1. Prego! Io ho fatto 3 presentazioni del mio romanzo e ad ogni volta c’era poca gente, nonostante il lavoro dei librai. Poco interesse per i libri, ma se uno fa un cooking show, tutti escono di casa (mi riferisco all’inaugurazione del caffè letterario-ormai chiuso- di Falconara Marittima con l show di un ex-finalista di MasterChef)…

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