Nodachi (Ōdachi)

Grande spada a due mani, dall’aspetto generale del tutto simile a una Katana, ma decisamente più lunga: la lama da sola è sempre superiore ai 90 cm, e l’arma può raggiungere le dimensioni totali di chi la utilizza, variando tra i 140 e i 180 cm di lunghezza. Come la Katana, ha una lama ricurva monofilare, ma la sua lunghezza impone di brandirla sempre con entrambe le mani, similmente a uno Spadone occidentale. La leva e il peso ne fanno un tagliente di grande potenza, ma per le sue dimensioni risulta difficile da usare se non si ha un addestramento specifico. Termini come “ōdachi” o “nagamaki” sono talvolta usati come sinonimi per “nodachi” anche nelle fonti giapponesi, ma mentre il primo significa letteralmente “grande spada“, il secondo fa riferimento a un’arma sensibilmente diversa.

Immagine di Antonio La Motta del Shinobi Kai Kenjutsu

Per comprendere l’essenza del Nodachi e la sua differenziazione all’interno delle varie tipologie di spada giapponese, la cosa migliore è probabilmente quella di iniziare dalla terminologia, così da fugare innanzitutto alcuni dubbi. La parola “nodachi“, scritta con i caratteri: 野太刀 , si traduce con “grossa spada da campo”, andando a intendere un tipo di grande spada il cui utilizzo era mirato primariamente al campo di battaglia. Notiamo qui che la parte finale del composto (太刀), è letteralmente la parola “tachi” (letta come “-dachi” se usata da suffisso), la quale indica di per sé un altro tipo di spada, leggermente più grande della Katana e con alcuni attributi diversi, che abbiamo discusso meglio nella pagina dedicata alla Katana. Il carattere , cioè “campo”, indica perciò un uso specifico da fare di questi tachi, più grandi del normale.

nodachi odachi katana spada samurai

La differente parola “ōdachi“, scritta con i caratteri 大太刀 , si potrebbe invece tradurre con “spada molto grande“, dal momento che il primo carattere 大 (“grande”) è da intendere come un rafforzativo del secondo 太 (grasso, grosso). I due termini “nodachi” e “ōdachi” stanno quindi ad indicare essenzialmente lo stesso oggetto, e sono usati in maniera indifferente nella lingua giapponese, quando si parla in generale di grandi spade da guerra, usate di solito sul campo di battaglia, ma anche attributi particolari di alcuni samurai. Insomma, possiamo mettere in chiaro una volta per tutte che Nodachi e Ōdachi sono la stessa cosa.

Veniamo ora allo sviluppo di queste armi imponenti: pare che esso sia avvenuto inizialmente per permettere ai guerrieri appiedati di fronteggiare le cariche di cavalleria; una evoluzione parallela o susseguente a quella avvenuta in Cina, per gli stessi motivi, con lo zhǎnmǎ dāo, spada in sostanza molto simile al Nodachi giapponese. La grande spada cinese sembrerebbe però essere nata secoli prima della sua controparte nipponica, anche se non si è certi delle effettive dimensioni di questi antichi modelli; quelli più recenti, invece, si sono sviluppati seguendo in sostanza le caratteristiche evolutive del Nodachi, in una contaminazione culturale che, una volta tanto, sembra essere avvenuta in direzione opposta, non più dal Celeste impero ma verso di esso, a partire dal sol levante.

In seguito la grande spada da guerra subisce in Giappone altre modifiche, che la rendono relativamente più maneggevole: nascono armi dalla lama più corta, simile a quella della Katana tradizionale, ma che subiscono un allungamento del manico, così da rassomigliare sempre più ad armi inastate. Il Nagamaki, la spada risultante da questo processo, può talvolta essere chiamato ancora con gli stessi appellativi generici di ōdachi o di nodachi (a indicare, come abbiamo visto, soltanto le dimensioni e il campo d’uso dell’oggetto), ma in questo caso costituisce un’arma decisamente diversa, dall’utilizzo più peculiare.

Ritratto dell’eccentrico monaco e poeta Ikkyū Sōjun con un Nodachi cerimoniale (1447)

L’uso del Nodachi, comunque, non scompare, tanto che ancora oggi esistono scuole specializzate in quest’arma. Le grandi dimensioni ne fanno una spada non facile da brandire senza un preciso addestramento, visto soprattutto il peso della lama, che risulta anche decisamente spessa rispetto ad altre spade, soprattutto quelle esterne al Giappone. Se si tiene poi conto della relativa leggerezza dell’impugnatura, priva di un fornimento molto elaborato, si può capire come il bilanciamento dell’arma sia decisamente spostato in avanti. Forse proprio per questo motivo, alcune delle scuole tutt’oggi esistenti sono specializzate esclusivamente nell’uso del Nodachi dalla posizione “jodan“, ovvero con l’arma costantemente sollevata, pronta a colpire sempre e solo dall’alto verso il basso.

Questo potrebbe sembrare un limite della grande spada giapponese, e in un certo senso lo è, se raffrontata ad alcuni tipi di spada di simile lunghezza, ma molto più leggeri; tuttavia, se pensiamo che si tratta di un’arma da usare prevalentemente in guerra, dobbiamo tenere conto della grande potenza esercitata da colpi del genere, che avrebbero facilmente rotto qualsiasi guardia, tenuta con spade o anche con armi inastate. La maggior parte degli avversari non potrebbe far altro che schivare l’attacco, sul campo di battaglia, e il mero fattore psicologico di dover affrontare un simile contendente potrebbe essere debilitante.

Nel paragonare il Nodachi ad altre spade viene subito in mente il grande Spadone europeo, soprattutto nella sua variante germanica, di norma più grande delle altre. Ci sono in effetti alcune similitudini tra queste due armi, non fosse altro per le dimensioni e per il campo di utilizzo, che era prevalentemente la guerra vera e propria, più che non il duello. Gli spadoni occidentali, tuttavia, hanno alcune caratteristiche sensibilmente diverse da quelli asiatici: la guardia a croce molto ampia, la lama diritta e a doppio filo, infine il suo spessore di norma inferiore, sono tutti elementi che rendono uno spadone (in genere) più versatile di un Nodachi, a parità di dimensioni. Queste considerazioni tuttavia non sono universali, vista l’enorme varietà di misure che si riscontrano in entrambi i casi, e vanno dunque prese con la giusta cautela. Si potrebbe ad esempio trovare un Nodachi relativamente corto, attorno ai 140 cm e magari con una lama rastremata in punta (caratteristica posseduta da alcuni tachi), il quale non sarebbe molto diverso, nel maneggio, da una Spada a Due Mani europea.

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Nodachi brandita da un Samurai in battaglia, da un dipinto Giapponese.
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