Rapier (Spada a Striscia)

Detto anche “Spada a Striscia” o solo “striscia” in italiano; “rapière” in francese, “ropera” in spagnolo. Spada a mano singola dalla lama molto lunga e stretta, perfetta per gli affondi. Offre un’ottima protezione su tutta la mano grazie alla guardia, che di norma è “a cesto” oppure “a tazza“, passando però per una serie di altre tipologie. La sua caratteristica principale è il grande allungo. Rimane tuttavia una spada piuttosto pesante (talvolta, quanto una Spada a due Mani), e la lama, essendo stretta ma di norma molto spessa, si limita più che altro a portare tagli superficiali. Nel complesso, è un’arma molto maneggevole nonostante il peso, che è concentrato sull’elsa, offrendo quindi un ottimo bilanciamento.

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Spade a Striscia, Spada da Lato e uno Spadino al Museo della Guerra di Rovereto – Ph. Francesco Michiara

La Striscia è da considerarsi come una diretta evoluzione della rinascimentale Spada da Lato, tanto che in alcuni casi non è facile distinguere nettamente fra loro le due tipologie. Rispetto alla spada sviluppatasi nel Quattrocento, tuttavia, la Striscia del pieno XVI secolo e quella successiva presentano sempre un’elsa maggiormente protettiva, nonché una lama generalmente ancor più lunga e stretta.

Come si è detto, l’evoluzione della Spada da Lato era incominciata a partire da una maggior diffusione dell’arma in ambito civile, dovuta a una pluralità di fattori culturali ed economici. Se i primi accorgimenti in tal senso furono lo sviluppo di anelli e ponti a protezione delle dita, vista la mancanza del guanto d’arme o altre protezioni tipiche dell’uso militare, l’aggiunta di elementi sull’elsa della spada procede nei secoli successivi, esasperando la connotazione civile della Striscia. Si sviluppa così l’abitudine di brandire sempre più spesso l’arma in guardie avanzate, di pari passo con l’uso dei colpi di punta, preferiti a quelli di taglio ancor più che nel periodo precedente.

Le scuole di scherma si moltiplicano a cavallo del secolo XVII, e ancora una volta i maestri italiani e quelli spagnoli restano tra i più rinomati; esempi sono Ridolfo Capoferro e Francesco Alfieri. Il duello d’onore, usato anche come mezzo del tutto legale per appianare divergenze, diviene in effetti l’occasione predominante per l’uso della spada civile; questa è comunque indossata in ogni occasione da nobili e borghesi, che ne fanno sfoggio al proprio fianco, usandola occasionalmente per l’autodifesa nelle pericolose strade cittadine dell’epoca.

Lo stile di combattimento con la Striscia si trasforma gradualmente per favorire sempre di più le tecniche in allungo, mantenendo un certo distanziamento fra i contendenti, a differenza di quanto accadeva in precedenza: il contatto fisico diretto (previsto dai trattatisti con la Spada da Lato, fino a giungere in lotta vera e propria) è ora considerato non consono ai gentiluomini, così come l’uso di armature o protezioni di sorta, che poco a poco spariscono, delegando alla sola elsa della spada (talvolta accompagnata da scudi o daghe) l’incolumità del contendente. Anche i passi laterali si fanno sempre più rari, preferendo una scherma lineare, che invece andava sempre a vantaggio dell’allungo e dei colpi di punta, decisamente preferiti ai tagli.

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Alcune Spade a Striscia e Spada da Lato all’armeria del Castello Cini di Monselice – Ph. Samuele Pareschi

Ciò non vuol dire che la Striscia fosse priva di filo, né incapace di portare colpi di taglio rilevanti. Se è pur vero che questi erano relegati a tecniche occasionali, e che alcune spade più tarde presentano un’affilatura soltanto nella parte terminale della lama, i tagli del Rapier sono ancora potenzialmente letali, se portati nel punto giusto, ed esistono modelli a lama abbastanza ampia e sottile da rassomigliare a spade precedenti per potenzialità di taglio – seppur sacrificando molta della maneggevolezza tipica di queste tipologie.

L’elsa della Spada a Striscia va evolvendosi in un gran numero di fogge, dando adito a un’ampia sperimentazione che talvolta sacrifica allo sfarzo la praticità. Nella fase intermedia della sua evoluzione (il pieno Cinquecento) sono diffuse else a tre vie, con archetti e ponticelli sul ricasso (sopra agli immancabili anelli da dita, ora più ampi), ma anche varianti più elaborate, con un’elsa “a gabbia” intrecciata o, talvolta, una vera e propria elsa a cesto. Non vengono quasi mai a mancare i due bracci della crociera, retaggio medievale ma utili una volta di più nel frequente “legare” della spada a striscia. Solo più tardi, nel primo quarto del Seicento, iniziano a svilupparsi sul Rapier coperture ottenute con vere e proprie piastre di ferro, in un’evoluzione parallela a quella di spade da guerra del periodo, come la Vallona.

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Una singolare Spada a Striscia con elsa a cesto al Museo Civico Medievale di Bologna – Ph. Samuele Pareschi

Nasce in quest’epoca la tipologia di elsa detta “Pappenheimer“, originariamente da usarsi su spade pesanti da cavalleria, ma in seguito montata su ogni tipo di lama e particolarmente apprezzata sui Rapier. Si tratta in sostanza di una guardia a gabbia con l’aggiunta di una placca metallica traforata, posta sul fronte delle dita avanzate, che offriva una maggiore protezione contro le tecniche di punta dirette alla mano. Un altro esempio di questo tipo è l’elsa chiamata “Bilbo“, che deriva forse il suo nome dalla città di Bilbao nei Paesi Baschi. Sviluppatasi in origine sull’omonima spadona da cavalleria, questa elsa era composta da due pesanti valve metalliche piene che coprivano la sezione dei bracci, oltre che da un semplice paramano.

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Spada a Striscia con elsa Pappenheimer e daga da accompagno al Museo delle Armi Antiche di San Marino – Ph. Samuele Pareschi

Il tipo di elsa forse più famoso, e di certo molto diffuso sulle Spade a Striscia più tarde, è l’elsa a tazza o anche “a coppo”, così chiamata per la forma caratteristica. Si tratta di una delle tipologie di elsa in assoluto più protettive, dal momento che copriva interamente la mano dello spadaccino posta di fronte, mantenendo però sia il paramano che i bracci a crociera, qui particolarmente allungati. In tal modo, chi usava la spada non doveva temere nulla dalle punte avversarie – almeno sulla propria mano – ed era ben protetto anche in caso di colpi di taglio o parate laterali.

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In primo piano, alcuni Rapier al Museo delle Armi Antiche di San Marino – (Ph. Samuele Pareschi)

Per quanto riguarda l’uso della Spada a Striscia, va certamente menzionato il suo frequente accompagno alla daga o “daghetta”, che non a caso in questo periodo si evolve anch’essa in varie direzioni. La daga più classica presenta una punta molto allungata e acuminata, con due bracci di guardia piuttosto ampi, talvolta incurvati in modo da poter incastrare la Striscia avversaria. Sono spesso presenti ulteriori protezioni sul lato della lama, come anelli o valve, e un’elsa simile a quella di tipo Sinclair (impiegata su spade con elsa a cesto come i Dussack) diviene piuttosto frequente sulle cosiddette “daghette a vela”.

Proprio l’uso quasi sempre abbinato al Rapier, soprattutto nei secoli XVII-XVIII, finì per dare a queste armi il nome particolare di “daga mancina”, “manosinistra” o, appunto, “daghetta da accompagno”. Va notato che lo scopo principale della daga in questi casi era quello di deflettere i colpi avversari, e solo occasionalmente di portare un vero attacco. Ecco perché nascono varietà di daghe chiamate in seguito “spezzasapade”, contraddistinte da una sezione simile a quella di un pettine, che avrebbe avuto lo scopo di catturare (ma non di spezzare) la sottile lama avversaria, anche solo per un breve istante. La stessa idea era forse alla base dei “pugnali trilama”, che si aprivano in maniera simile ad un compasso per ampliare la guardia e, se possibile, incastrare la lama nemica nella parata.

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Spada a Striscia con elsa a tazza e daga da accompagno al Museo della Guerra di Rovereto – Ph. Francesco Michiara
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