Nagamaki

Più simile a un’arma inastata che a una spada, il Nagamaki va comunque classificato in quest’ultima categoria per tre elementi: la forma del manico, la presenza di una guardia – seppur minima come quella della Katana – e soprattutto il metodo di utilizzo. Si tratta di una sorta di Nodachi, con la differenza che la lunghezza del manico è all’incirca pari a quella della lama (60-120 cm), costituendo ciascuna, grossomodo, la metà dell’arma.

Si viene così a creare una leva molto maggiore rispetto a quella di qualsiasi altra spada, perciò il Nagamaki, per quanto pesante, risulta piuttosto maneggevole. Sia l’allungo che la potenza di taglio sono eccellenti. Il potenziale di affondo è all’incirca lo stesso di una Katana, con la differenza che quest’arma può essere usata anche come una vera e propria lancia, consentendo una potenza decisamente maggiore nelle stoccate.

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Questo tipo di spada giapponese piuttosto peculiare comparve probabilmente nell’epoca Kamakura (1192-1333), ma vide la sua età dell’oro nel XIV secolo. Si attestò in seguito come arma da guerra prediletta entro alcuni corpi speciali di guerrieri, come ad esempio quelli al servizio di Uesugi Kenshin, daimyo e governatore della provincia di Echigo a metà del Cinquecento. Pare che anche Oda Nobunaga, nello stesso periodo, facesse del Nagamaki la sua arma prediletta.

Lo sviluppo delle grandi spade, i Nodachi (anche dette ōdachi), con lame lunghe oltre i 3 shaku (quindi più di 90 cm), pare sia avvenuto inizialmente per permettere ai guerrieri appiedati di fronteggiare le cariche di cavalleria; una evoluzione parallela o susseguente a quella avvenuta in Cina, per gli stessi motivi, con lo zhǎnmǎ dāo, spada in sostanza molto simile al Nodachi giapponese. Si trattava tuttavia di armi molto ingombranti e difficili da usare, visto soprattutto il peso della lama relativamente sbilanciato in avanti. Ecco, forse, perché si passò gradualmente a un tipo di arma dalla lama più simile a quella di una Katana in lunghezza, che tuttavia possedeva un codolo allungato, adatto a una montatura sensibilmente diversa da quella tradizionale.

Maeda Keijiro, leggendario samurai al servizio prima di Oda Nobunaga e poi della famiglia Uesugi, è qui raffigurato con quello che sembra un Nagamaki

Proprio la montatura o fornimento della spada (koshirae) è fondamentale per distinguere le spade giapponesi e il Nagamaki in particolare. La parola che indica quest’arma, scritta con i caratteri: 長巻, si traduce letteralmente con “lungo avvolgimento” o “lungo inastamento”, indicando proprio questa parte della spada come tratto decisivo e caratteristico. In effetti, non esistendo una vera regolamentazione per le sue misure, al contrario di quanto accade con le Katana, alcune lame di Nagamaki potrebbero letteralmente essere smontate e ri-assemblate in cima ad un’asta, andando ad assomigliare in tutto e per tutto a un tipo di arma detta Naginata.

Come distinguere allora un corto Naginata da un lungo Nagamaki? Sebbene non sia sempre così semplice, va rilevato che i Naginata sono vere e proprie armi inastate, e come tali venivano utilizzate: la posizione di guardia, ad esempio, può cambiare posizionando la mano sinistra sul davanti, in maniera del tutto simile al maneggio di una lancia, mentre questo non viene assolutamente contemplato nelle tecniche di Nagamaki, che proprio come una spada va impugnata sempre tenendo in avanti la mano destra. Inoltre, come accennato nelle prime righe di questa pagina, la montatura di un Nagamaki è contraddistinta da elementi molti simili alla Katana e al Nodachi, comprendendo quindi anche una guardia rotonda (tsuba) e la classica nastratura in seta o altri materiali organici (tsukamaki). Il codolo e dunque il manico sono poi molto spesso decisamente incurvati, mentre l’asta di un Naginata è diritta.

taiso ronin naginata la spada perfetta
Un Naginata (arma in asta) brandito da un samurai

La forma molto particolare che viene ad assumere fa del Nagamaki un’arma dal maneggio relativamente più agile rispetto al grande Nodachi, potendo contare su una leva simile a quella delle armi ad asta; tuttavia proprio questo elemento può costituire un ostacolo per chi non sia stato addestrato al suo utilizzo. Il manico estremamente allungato costringe infatti il praticante a movimenti molto ampi, che devono coinvolgere i muscoli della schiena e le anche molto più di quelli delle braccia, per poter esprimere le vere potenzialità dell’arma. Se usata in maniera adeguata, tuttavia, questa spada può rivelarsi piuttosto versatile: in zone ampie e contro più avversari può essere brandita come un Nodachi, o in maniera simile allo Spadone europeo; in spazi più ristretti, la posizione di guardia può essere accorciata, avvicinando le due mani, così da venire usata essenzialmente come una grande Katana.

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