Affrontare lancia e alabarda: la spada perfetta contro armi inastate

“Spada son contra ogni arma mortale…”

Chiunque si interessi di Scherma Storica non può non aver colto la dotta citazione di uno dei maestri punto di riferimento dell’arte della spada. Per tutti gli altri, niente paura: la spiegazione non tarderà ad arrivare nel corso di questo articolo. Ciò che ora ci interessa è invece la seconda parte della frase, ovvero quella riferita alle altre “armi mortali” opposte alla nostra prediletta.

Non è un segreto che le spade, malgrado la loro grande fama e il simbolismo immediato che rimanda al guerriero in ogni epoca e in ogni paese, in realtà non siano quasi mai state le armi primarie da usare in guerra. Il cavaliere medievale preferiva generalmente brandire una lancia robusta, per poi passare a mazze, asce o martelli, prima di ricorrere allo stocco e infine alla Spada d’Arme; così pure i fanti appiedati usavano armi inastate di vario genere (lance, ronconi, corsesche) e ben pochi di loro possedevano una spada di qualche tipo, almeno fino al tardo Medioevo.

Bad War Battaglia

Allo stesso modo il Samurai giapponese, molto distante nello spazio e nel tempo, quando andava in guerra era solito affidarsi ad arco e frecce più spesso di quanto si possa pensare, anche a cavallo; se appiedato, invece, le armi preferite potevano essere la yari – una lancia a lama lunga e stretta – o magari un pesante tetsubō, la lunga mazza di legno borchiata, efficacissima contro gli avversari corazzati. Soltanto in seguito le Katana venivano sguainate, benché ad esse fosse riservato un posto speciale nei duelli veri e propri.

Gli esempi sono numerosi anche per quanto riguarda l’antichità: grande è la fama degli opliti greci, la fanteria che usava le lunghe lance chiamate “dory” da affiancare al pesante scudo bronzeo in ranghi serrati, estraendo solo a battaglia avanzata il corto xiphos. I soldati romani di età repubblicana potrebbero essere stati tra i pochi reggimenti a venire equipaggiati con una spada come arma principale, ovvero il famoso Gladio; quest’ultimo però sarebbe stato usato assieme a uno scudo particolarmente grande, che copriva quasi del tutto il guerriero, consentendogli di avvicinarsi al nemico abbastanza da finirlo con micidiali affondi.

legionari romani gladio esercito romano spada perfetta

Insomma, in quasi ogni epoca e civiltà, le armi inastate la facevano da padrone sul campo di battaglia – almeno fino al predominio di fucili e artiglieria pesante – sovrastando le spade in ogni settore. Ma come mai questa preferenza veniva così spesso accordata ad una semplice lancia, una lunga asta di legno appuntita, piuttosto che ad una costosissima ed elaborata spada in acciaio e metalli preziosi?

La risposta immediata è semplice: le armi inastate erano più efficaci. Poter colpire un nemico a vari metri di distanza con un’arma economica e maneggevole è di certo un vantaggio che nessuno vuole farsi scappare. Eppure le spade venivano fabbricate e trasportate abitualmente in quantità molto simili, nonostante gli svantaggi. Questo perché nessun guerriero si sarebbe affidato ad una sola arma, al momento di prepararsi per una battaglia che sarebbe potuta essere l’ultima della sua vita. E, chi poteva permetterselo, sceglieva come fedele compagna e “assicurazione” la spada migliore che potesse trovare.

Ma cosa succedeva allorquando, in guerra come in una schermaglia, oppure durante un duello o, magari, essendo caduto in un’imboscata, il guerriero armato di spada si imbatteva in un altro con una buona lancia, un’Alabarda o un Naginata? Se la ritirata non era un’opzione praticabile, a costui non restava altro che estrarre la propria fedele lama tagliente e mettere a frutto le tecniche apprese durante l’addestramento… ammesso di averne avuto uno.

kuniyoshi utagawa samurai
Samurai affronta un soldato armato di Yari

Siamo dunque al punto nodale del nostro articolo: dovendo affrontare un’arma inastata, quale sarebbe la spada perfetta da scegliere in anticipo, così da non farci trovare impreparati? Tra tutti i modelli e le tipologie esistenti, quale spada è la migliore per fronteggiare un avversario che brandisce una lunga asta appuntita, magari piena di lame e spunzoni alle sue estremità?

Le variabili sono moltissime, e come spesso accade non è possibile considerarle tutte. Partiamo esaminando l’arma avversaria: che si tratti di una semplice lancia, di un Roncone, di un’Alabarda o di una Partigiana, quasi tutte queste armi condividono alcuni aspetti particolari, che si riflettono su modi di utilizzo molto simili tra loro. In sostanza, tutte possono colpire di punta, portando rapidi affondi ad una distanza considerevole e superiore all’allungo della maggior parte delle spade; molte di esse possono anche essere usate per portare colpi di taglio, così come semplici attacchi contundenti da non sottovalutare: una solida asta in legno di quercia, brandita a due mani, ha la forza sufficiente per fracassare un melone anche attraverso un buon elmo!

spiedo partigiana corsesca alabarde imola
Alcune armi inastate alla Rocca Sforzesca di Imola. Dall’esterno all’interno, sui due lati: alabarde, spiedi, partigiane, corsesca palmata o “pipistrello”. Ph. Samuele Pareschi

Pur essendo lunghe e massicce, le armi inastate hanno il pregio di poter essere impugnate facendo perno in punti diversi dell’asta; in tal modo è possibile garantirsi una leva molto favorevole, maneggiando l’arma con agilità maggiore rispetto a gran parte delle spade esistenti. Unendo questo fattore all’allungo superiore, è evidente che un avversario armato di lancia non potrà essere affrontato sulla difensiva, a meno di disporre di un grande scudo e una buona armatura. Restare a distanza, infatti, non farà che agevolare i suoi punti forti, consentendogli ad esempio di portare una serie di rapidi affondi con bersagli diametralmente opposti, passando in una frazione di secondo dalla testa all’addome, da una gamba alla spalla opposta.

Per questo motivo non è il caso di affidarsi troppo alla lunghezza, nella scelta della spada: ecco che il grande Zweihander o lo Spadone (sui quali, ci scommetto, molti lettori stavano puntando tutto!) mostrano una loro mancanza, così come le giapponesi Nodachi e Nagamaki. Sembra un’assurdità dire che queste tipologie di spade non siano le più indicate ad affrontare un’arma inastata, eppure tutto dipende dal contesto. Le grandi spade sono certamente utili su un campo di battaglia, laddove si necessita di tenere alla larga più avversari contemporaneamente; allo stesso modo, è pur vero che i loro colpi potenti al momento giusto possono contribuire a farsi strada in mezzo ad una selva di picche o di aste levate.

zweihander e flamberga al museo di rovereto
Uno Zweihander classico e una Flamberga vicini ad alcune Alabarde al Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto – Ph. Francesco Michiara

Tuttavia non è detto che una spada da guerra sia altrettanto adeguata al contesto del duello, o in generale ad affrontare un singolo avversario in campo aperto, laddove ognuno dei contendenti si concentra solo sull’altro ed è libero di muoversi a proprio piacimento. Queste armi lunghe e pesanti sono infatti carenti nella difesa, dal momento che è piuttosto faticoso fermare un loro attacco a mezza via per cercare, ad esempio, di bloccare un colpo improvviso o di cambiare guardia. Per lo stesso motivo si tenderà a usarle con movimenti molto ampi e relativamente prevedibili: una sorta di kata (sequenza di tecniche programmata) per il Nodachi, e qualcosa di simile per lo Spadone. L’avversario munito di una semplice lancia potrebbe riuscire senza troppi sforzi a penetrare la guardia di un montanteiro, con un potente affondo e un po’ di attenzione.

Per affrontare un’arma inastata è quindi necessario passare all’attacco con una certa velocità, in modo da accorciare il più in fretta possibile le distanze e ritorcere l’allungo della lancia o dell’alabarda contro l’avversario. Una volta superato un certo “punto critico”, infatti, l’asta in legno diviene uno strumento difensivo piuttosto misero e impacciato, e perde ogni efficacia nell’attacco. Per riuscire a far questo, tuttavia, occorre saper cogliere il momento perfetto nel quale l’arma avversaria ha appena attaccato e non è stata ancora ritratta; bisogna quindi avvicinarsi con grande rapidità.

rapier vs zweihander striscia vs spadone

Il modo migliore di riuscirci senza farsi infilzare è naturalmente quello di usare uno scudo, che possa coprirci e parare un primo attacco – nonché un secondo, se l’avversario è svelto – per poi avanzare a una distanza minima e colpire più volte. L’arma ideale per un attacco del genere deve essere una spada corta, che si possa usare anche a distanza di lotta, e capace soprattutto di affondi precisi, oltre che tagliente: un attacco tanto ravvicinato deve infatti andar a colpire velocemente i punti non coperti dall’asta nemica. Dal momento che la guardia non è particolarmente importante in questo frangente, spada perfetta allo scopo può essere il famoso Gladio romano, o altre armi simili dell’antichità, così come una semplice Cinquedea.

Cosa succede però se non abbiamo uno scudo a nostra disposizione, e possiamo affidarci solamente a una singola spada? Senza uno scudo non riusciremo ad avvicinarci altrettanto velocemente all’avversario; diventa quindi cruciale un compromesso tra l’allungo della nostra spada (che deve poter essere usata bene anche a distanze superiori contro armi inastate) e il suo potenziale offensivo. Verrebbe subito da pensare a spade con una buona lunghezza e una guardia protettiva da poter usare per deflettere l’asta nemica; tuttavia l’allungo può giocare a nostro svantaggio, una volta vicini all’avversario, e anche proteggere la mano avanzata non cambia molto le carte in tavola.

Ecco perché spade come la Striscia o la Spada da Lato non sono forse le migliori in questo caso: la loro lunghezza ne fa armi inadatte alla lotta troppo ravvicinata. Una più agile e ridotta Sciabola da fanteria, d’altro canto, resta pur sempre sub-ottimale nel portare affondi precisi a corta distanza. Se invece virassimo in senso opposto, verso uno Spadino o uno Spadroon, verrebbe a mancare in parte l’elemento di forza necessario per parare e deviare l’asta avversaria. Le spade con elsa a cesto, come la Schiavona o la Claymore scozzese, sarebbero un migliore compromesso; tuttavia la loro elsa ingombrante rischia di compromettere la fluidità di movimento della mano avanzata, un fattore decisivo contro avversari tanto ostici.

Se quello che ci serve è di mantenere la massima reattività in difesa come in attacco, ma senza sacrificare la forza e la resistenza (importanti quando il nemico dispone di una leva favorevole come quella di una lancia), la cosa migliore è utilizzare entrambe le mani. Abbiamo già escluso Spadoni e Nodachi per via della relativa lentezza rispetto alle aste, ma una loro versione più corta risulterebbe, al contrario, molto maneggevole. Pensando alla Katana (o, in questo frangente, anche al più lungo Tachi), riscontriamo però alcune lacune: sebbene la guardia non sia davvero fondamentale, per la spada perfetta sarebbe utile disporre almeno di qualcosa per bloccare lo scorrimento dell’asta nemica quando la si va a deviare; inoltre parliamo pur sempre di spade dalla lama piuttosto corta, in rapporto alle potenzialità di un’arma usata a due mani.

Fiore dei LIberi flos duellatorum
Illustrazioni dal Flos Duellatorum di Fiore dei Liberi

Quando invece passiamo ad una Spada a Due Mani possiamo spaziare molto in forma e dimensioni, restando pur sempre al di sotto di uno Zweihander, ma al di sopra di una Katana per lunghezza. Si tratta di armi che possono essere estremamente maneggevoli, pur senza sacrificare la resistenza della lama, e portano affondi con una maggiore precisione rispetto a quelle curve. Fatto più importante, dispongono di una guardia a croce, perfetta per fermare l’asta di una lancia che scorre dalla lama verso la nostra testa. Inoltre, trovandosi a stretto contatto con l’avversario dopo aver eluso i primi attacchi, è possibile usare le tecniche a mezza spada in una varietà di modi.

Sebbene anche la Katana contempli un uso simile a quello del “gioco stretto”, la sua forma non consente lo stesso ventaglio di possibilità che si aprono invece con una Spada a due Mani (o, meglio, con una Spada Bastarda); lo sa bene il maestro Fiore dei Liberi, che ai primi del ‘400 nel suo Flos Duellatorum illustra molti di questi usi per tale arma, scrivendo anche:

Spada son contro ogni arma mortale, né lanza né azza né daga contra mi vale. Longa o curta me posso fare e me strengo e vegno allo zogho stretto, e vegno allo tor de spada e allo abrazare, mia arte si è rotare e ligadure so ben fare, de coverte e ferire sempre in quelle voglio finire”.

La Spada Perfetta Fiore dei Liberi

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