A ogni spada il suo scudo! – Parte 1: Antichità e alto Medioevo

Fra tutte le armi storiche, ce n’è una che in assoluto era la più diffusa in tutto il mondo, in ogni società e quasi in ogni epoca, eppure è stata a lungo negletta dalla cultura di massa; un’arma da abbinare un po’ a tutte le situazioni: nella guerra come nel duello, per un cavaliere come per un fante appiedato, utile sia in un assedio che in una battaglia campale. Sto parlando, naturalmente, dello scudo.

Qui su La Spada Perfetta capita molto spesso di citare l’uso dello scudo, soprattutto se abbinato ad una delle spade che sono più normalmente al centro della nostra attenzione. Quando ciò accade, di solito, si tratta di un vero e proprio elogio degli scudi: si nota, ad esempio, che una determinata spada non darebbe il meglio di sé in un duello, o su un campo di battaglia, a meno di non essere affiancata ad uno scudo; si è parlato di scudi anche nel confronto fra spade e armi inastate, o comunque tra armi bianche dall’allungo molto differente tra loro. Ancora, gli scudi vengono spesso tirati in ballo quando ci riferiamo a tipologie ben precise di elsa, e in particolare a quelle meno protettive.

duello brocchiero boccoliere spada da lato
Un duello con Brocchiero e Spada da Lato

Tutti questi punti riconducono al vantaggio principale offerto dallo scudo in un combattimento, ovvero, naturalmente, la protezione. Essere maggiormente protetti non significa soltanto avere più probabilità di salvarsi la vita in uno scontro armato (e scusate se è poco!), ma vuol dire anche potersi avvicinare con più sicurezza all’avversario, parando o deviando i suoi colpi con una certa facilità. Questo fattore è utile contro qualsiasi tipo di arma, spada o asta che sia, ma a maggior ragione diviene fondamentale quando si affronta un avversario che beneficia di un allungo superiore al nostro: in questi casi, poter accorciare le distanze rapidamente e ben protetti è qualcosa che può letteralmente ribaltare le sorti di uno scontro.

Lo scudo, tuttavia, non è da considerarsi alla stregua di un’armatura, ma al contrario come una vera e propria arma. Sebbene il suo scopo principale sia quello di proteggere chi lo brandisce, esso non è quasi mai pensato come una mera entità statica, ma piuttosto come un oggetto sempre in movimento per parare i colpi in diversi punti, deviarli e, quando possibile, rispondere con veri e propri attacchi contundenti, siano essi una semplice spinta frontale, utile a scrollarsi di dosso un nemico, o un vero e proprio colpo diretto, menato con il bordo dello scudo.

Rievocazione di guerrieri vichinghi o normanni

Appurato questo punto, salta subito all’occhio che esiste una enorme varietà di scudi, elaborati nel corso dei secoli da civiltà anche molto lontane tra loro, e ognuno di essi è stato pensato per un utilizzo specifico, abbinato a determinate tipologie di armi, siano esse lance corte, lunghe picche, spade di ogni sorta o, addirittura, armi da tiro. Praticamente ogni esercito della storia si è servito di qualche tipo di scudo in guerra, almeno fino all’adozione dilagante delle armi da fuoco, che hanno portato infine a lasciarsi alle spalle oggetti ingombranti e ormai relativamente poco utili, in favore di una maggiore agilità del combattente sul campo.

Tornando invece alle nostre care spade, l’argomento di questo articolo è ovviamente più specifico: le spade sono forse le armi che ricevono il vantaggio migliore dagli scudi, andando a colmare il baratro rappresentato dalla differenza di allungo con tutte le armi inastate e con quelle da tiro. La domanda che ci poniamo oggi, allora, è: quali tipi di scudo sono più adatti alle varie tipologie di spada? Un argomento enorme, questo è certo, che non troverà qui un elenco esaustivo; cerchiamo però di partire da un’analisi storica della questione, e vediamo innanzitutto quali scudi sono stati usati nel corso del tempo, e a quali spade erano abbinati.

Innanzitutto, dobbiamo partire dal presupposto che quasi ogni tipo di spada può, in teoria, essere usata con qualsiasi tipologia di scudo; l’unica eccezione, forse, sono alcune delle più grandi spade a due mani, come gli Spadoni rinascimentali e il Nodachi giapponese. In questo elenco non includiamo però tutte le armi da usare con due mani. Certo, usare uno scudo richiede di impegnare sempre una mano per reggerlo, ma molte Spade a due Mani, così come ad esempio la Katana, il Kriegsmesser e il Dadao, possono all’occorrenza essere usate a mano singola, con uno stile forse meno variegato, ma sempre efficace, se l’occasione lo richiede.

scudo bronzeo necropoli etrusca
Scudo bronzeo ritrovato in una necropoli etrusca – Ph. Samuele Pareschi

Se iniziamo la nostra analisi dal periodo antico, notiamo fin da subito una enorme varietà nelle fogge degli scudi. Tra i più famosi ricordiamo certamente l’oplon ellenico, un pesante scudo in bronzo, circolare e concavo, da reggere più che altro con l’avambraccio, al quale era assicurato con due o più fascette interne. Lo scopo di questi grandi scudi era quello di proteggere un fianco della formazione della falange, pertanto non occorreva che fossero troppo mobili; la spada a essi abbinata poteva essere uno Xiphos a doppio filo, ma anche un Kopis monofilare o simili armi corte. In questi casi, infatti, la spada era più che altro uno strumento da usare a cortissimo raggio, dopo che le formazioni erano ormai a stretto contatto, oppure già scompaginate, e le lunghe lance divenivano pressoché inutili.

kopis ellenico cratere etrusco
Un guerriero appiedato brandisce un Kopis ellenico in una rappresentazione mitologica su un cratere etrusco – Ph. Samuele Pareschi

Simili scudi, semplici ed efficaci, sono stati impiegati da un gran numero di popolazioni, compresi gli Etruschi e, in seguito, anche i Romani con i loro fanti leggeri; questi ultimi, tuttavia, sono molto più spesso associati al famoso scudo quadrangolare che viene definito col nome latino di “scutum”, adottato in piena età imperiale. I grandi scudi dei romani portano all’estremo il concetto della protezione dei ranghi in battaglia, per rendere inutile l’allungo nemico: ampi e pesanti, essi talvolta coprivano quasi interamente il soldato; lo scutum romano era però brandito con la mano al centro dell’umbone (la placca in ferro che proteggeva appunto la mano), per mezzo di un’impugnatura lignea. In questo modo lo scudo poteva essere spostato più facilmente in varie direzioni, così da permettere il rapido assetto di formazioni particolari: una su tutte, la famosa “testuggine” romana.

druidia battaglia celti e romani

Lo scudo romano passa comunque attraverso molteplici evoluzioni, non certo lineari: le prime forme, nell’età più antica del Regnum, sarebbero forse state quelle arrotondate, o quelle ovaleggianti della “ancilia“, un tipo di scudo dotato di due aperture sui lati, che forse avrebbe permesso un più facile passaggio delle armi inastate attraverso i ranghi. Il grande scutum si presentò poi in una varietà di fogge: dalle versioni di età repubblicana, con spigoli arrotondati o anche di forma ellittica, fino a quello imperiale, propriamente quadrangolare (ma sempre concavo); anche le dimensioni potevano variare, e non dimentichiamo che la cavalleria continuava a usare scudi ovali e molto più leggeri, la “parma equestris”, costruita in pelle, non potendo servirsi di uno strumento tanto ingombrante, soprattutto in un’epoca in cui la staffa e la resta non venivano ancora adottate.

legionari romani gladio esercito romano spada perfetta

Com’è noto, il Gladio è la corta spada tipicamente associata allo scutum romano, tra le pochissime ad essere impiegata come arma primaria sul campo di battaglia (normalmente tale posto era riservato alle armi in asta); la più lunga Spatha, tuttavia, venne a sostituire il Gladio in tempi successivi, quando ormai le necessità belliche dei romani erano cambiate, e con esse i loro scudi. In effetti, già le popolazioni celtiche usavano scudi molto simili a quello degli invasori romani, ma forse più ridotti e dai bordi spesso rastremati: è molto probabile che siano stati i Celti ad aver trasmesso l’uso di questa tipologia a Roma, poi evolutasi nello scutum, così come potrebbe essere accaduto per la cotta di maglia ad anelle (in seguito adottata dai Romani col nome di “lorica hamata“). Lo scudo celta, comunque, si confaceva molto di più al loro stile di combattimento, decisamente individualistico, e alla lunga Spada Lateniana, che potrebbe aver a sua volta influenzato l’evoluzione della Spatha.

Anche i Celti, però, non si limitavano a una sola tipologia di scudo, né a un solo materiale: di certo, oltre a legno e pelle, essi impiegavano anche il bronzo, quanto meno fra il IV e il II secolo a.C., come dimostra un manufatto quale lo “scudo di Battersea”: si tratta di uno scudo di forma ellittica, lungo 77,7 cm e pesante 3,5 kg, dotato di umbone centrale. Anche lo “scudo di Wandsworth” è composto di una simile lega metallica, benché rotondo e largo solo 33 cm; si pensa però che esso fosse solo la parte centrale di uno scudo più grande, fatto in materiali organici (forse legno o cuoio) ormai deteriorati.

Proprio da questa confluenza di culture nel corso dei secoli, e in particolare dall’incontro-scontro dell’Impero con le tribù germaniche, nacquero nuove tecnologie belliche. Se la Spatha romana si evolve progressivamente nella spada migratoria, che poi confluirà in quella che noi definiamo, simbolicamente, “Spada Vichinga”, anche gli scudi subiscono un processo di trasformazione. La cavalleria romana aveva sempre mantenuto la semplice forma arrotondata oppure ovale, più comoda in sella a un destriero; e, forse proprio per la maggiore applicazione della cavalleria che troviamo nel periodo medievale, lo scudo rotondo non passerà mai di moda, per i cavalieri come per i guerrieri appiedati.

È forse eccessivo pensare che le popolazioni scandinave dell’alto Medioevo (i cui guerrieri-predoni erano chiamati “vichinghi” o “variaghi”), prediligessero in toto lo scudo circolare sopra ad ogni altro, anche perché non abbiamo elementi sufficienti per dirlo con certezza. Esistono tuttavia alcuni reperti di scudi rotondi o anche ovali, nonché rappresentazioni di questa tipologia su alcune forme d’arte scandinava del periodo. È quindi certo che in questo periodo sono diffusi scudi arrotondati, più ridotti rispetto a quelli antichi, ma da brandire quasi sempre dall’umbone centrale. Questa tipologia è adatta a una scherma molto più variegata, non soltanto in formazione ma anche nel combattimento singolo, e può essere impiegato con facilità per portare colpi micidiali con il bordo. In ambito variago, gli scudi erano anche affissi alle navi, elemento fondamentale per i predoni che giunsero nel continente dal mare e vi si addentrarono attraverso i corsi d’acqua; per un simile trasporto, lo scudo rotondo era forse il più indicato, quanto meno da un punto di vista ornamentale.

drakkar vichingo scudi rotondi

Nel periodo altomedievale, tuttavia (grossomodo dal VII al XII secolo), sono attestati scudi molto particolari e innovativi: quelli definiti “a mandorla”, o anche “a goccia” o “ad aquilone”. Si tratta di scudi che combinano la versatilità dei più agili scudi rotondi, con la protezione maggiore offerta da un prolungamento verso il basso, che va a coprire anche parte delle gambe. Esaminando resti di guerrieri dell’epoca, infatti, emerge che uno dei bersagli prediletti negli scontri della fanteria erano probabilmente le estremità inferiori, che se colpite potevano segnare la fine di un combattente sul campo di battaglia.

Lo scudo a mandorla si rivela importante sia per difendere un’area maggiore del corpo – a piedi, in formazione, così come come in sella a un destriero – sia per essere usato, abbastanza agilmente, nel duello. Risulta infatti che questi scudi fossero dotati sia di una presa centrale dietro all’umbone, in modo del tutto simile all’antico scutum romano, sia di una varietà di cinghie, il che consentiva di usarli in diversi modi: ben fissati al braccio, per risparmiare energie con movimenti brevi, oppure a presa libera o, addirittura, capovolti. Quest’ultima modalità era utile per creare vere e proprie muraglie “a incastro”, simili alle scaglie di un rettile, ma anche per brandire lo scudo con la parte appuntita rivolta direttamente verso il nemico, il che consentiva sia di deviare gli attacchi, sia di portare risposte davvero incisive.

arazzo bayeux cavalieri scudo a mandorla
Particolare dell’arazzo di Bayeux con fanti e cavalieri muniti di scudi a mandorla

La spada più di frequente abbinata agli scudi a mandorla – che non a caso sono anche chiamati “scudi normanni” – doveva essere una tarda Spada Vichinga con elsa cruciforme allungata, che viene rappresentata assieme a molti scudi simili, ad esempio, nel famosissimo arazzo di Bayeux, riferito al XII secolo. Di certo, comunque, lo scudo a mandorla venne usato a lungo anche assieme a quella che qui identifichiamo come una Spada d’Arme vera e propria, dal momento che queste tipologie si sviluppano proprio a cavallo della cosiddetta “epoca vichinga” e restano diffuse per un lungo periodo. Non dimentichiamo, poi, che già allora erano impiegate una quantità di lame diverse, molte delle quali simili al tipico Falcione monofilare, che in effetti è talvolta rappresentato nelle mani di un cavaliere o di un soldato con scudo a goccia.

A questo punto, però, ci troviamo ormai nel pieno periodo medievale. A partire dal XIII secolo, e per molti anni a venire, gli scudi normanni e quelli arrotondati si sarebbero ancora evoluti, adattandosi a nuove esigenze, mentre altre tipologie si sarebbero fatte strada inventando (o forse, riscoprendo?) scudi ancora più diversi e usi molto particolari. Di tutto questo, parleremo nel prossimo articolo: “Dal pieno Medioevo all’età moderna”.

davide e golia manoscritto medievale
Davide e Golia in un manoscritto medievale del XII secolo

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