La Katana è davvero sopravvalutata? Luci e ombre della spada giapponese

Ancora una volta, sul nostro sito, andiamo a trattare di una delle spade più famose del mondo: la celeberrima, affilatissima Katana giapponese! Per molti, questa spada non ha bisogno di presentazioni: chi si interessa di spade a qualunque titolo, non può non avere una certa esperienza con le Katana, che si tratti della versione classica o di moderne kyū guntō; il grande pubblico, invece, avrà ben presente di cosa stiamo parlando, grazie all’onnipresenza delle Katana nella pop-culture degli ultimi trent’anni. Dai grandi film degli anni ’90, come Kill Bill o Highlander, ai famosi personaggi di anime e manga giapponesi, come lo spadaccino Goemon in Lupin III, la spada ricurva del Giappone si è imposta nella mentalità collettiva come un’arma micidiale, affilatissima e, in sostanza, perfetta a qualunque scopo.

Negli ultimi anni, tuttavia, soprattutto nel campo di chi pratica le arti marziali storiche europee (HEMA) ha preso piede una tendenza a riconsiderare la Katana giapponese sotto una diversa luce. Questo, non certo in virtù di qualche presupposta superiorità culturale di tale o talaltra popolazione rispetto al mondo nipponico, ma piuttosto in rapporto a una serie di critiche fondate su aspetti tecnici e materiali della Katana, confrontati con quelli di molte altre spade diffuse storicamente nel resto del mondo.

highlander ramirez kurgan spada perfetta immortale
Ramirez, il maestro di Connor MacLeod, trafigge il guerriero Kurgan.

L’obiettivo di questo articolo è passare in rassegna tutti questi aspetti, cercando di porli nel giusto contesto storico, per provare a far luce sulla questione: la Katana, nel grande schema delle cose, è davvero una spada scadente, come molti praticanti di scherma contemporanei sembrano suggerire? Oppure, al contrario, si tratta veramente della spada perfetta e superiore a tutte le altre, proprio in virtù di certe sue caratteristiche uniche?

Iniziamo parlando di una delle critiche più diffuse alla spada giapponese: la mancanza di una guardia veramente protettiva. Se comparato alle spade occidentali, in effetti, lo tsuba circolare della Katana risulta una protezione per la mano davvero misera. Non si può naturalmente paragonare questo tipo di elsa con quelle a cesto delle spadone moderne, ma nemmeno con un semplice paramano, diffuso soprattutto nelle Sciabole. Persino l’elsa a croce della spada medievale risulterebbe più efficace, nel contrastare una lama avversaria che cala verso il polso. Ma siamo certi che la situazione cambi così tanto?

guardia tsuba di katana

La Katana è stata pensata per un utilizzo prevalente a due mani, nonostante sia abbastanza leggera da essere usata anche come una Sciabola – e un maestro come Miyamoto Musashi consiglia vivamente quest’ultima maniera, accompagnata da un Wakizashi. Quando si brandisce una spada – o un’arma inastata – con due mani, essa è generalmente tenuta in una posizione tale da non lasciare molto spazio ai colpi diretti sulle dita o al polso, a meno che non siano accidentali: non dimentichiamo che il busto e la testa sono sempre bersagli privilegiati negli scontri, mentre le mani vengono colpite, per lo più, casualmente, quando lo spadaccino è incauto.

spada katana samurai ronin naginata

Ciò non vuol dire che una protezione in più per le mani sia inutile, tutt’altro; ma, se guardiamo alla prospettiva storica, questo tipo di guardie non compare sui campi di battaglia, se non molto tardi. Praticamente tutte le spade dell’antichità sono prive di qualsivoglia tipo di protezione per la mano che le brandisce, sia quelle greco-romane, che quelle mediorientali o, ad esempio, cinesi. Soltanto nel Medioevo europeo si inizia a sentire la necessità di una guardia a croce allargata, e ciò accade, probabilmente, per via del modo di combattere: fino ad allora la spada era soprattutto uno strumento di guerra, da usare assieme ad uno scudo o in sella a un destriero, e, anche senza questi, l’idea generale era quella di finire l’avversario più in fretta possibile, con un paio di colpi ben assestati.

In Europa, sembra, la scherma inizia però a modificarsi, coinvolgendo sempre di più il contatto fra le lame delle spade, andando cioè a “legare”: un’azione talvolta utile, ma non strettamente necessaria quando si combatte. Se due lame si toccano per qualche istante – soprattutto con Spade a Due Mani – uno dei rischi è che il più veloce tra i due spadaccini possa semplicemente far scorrere il proprio filo a contatto con la mano o il polso avversario. Per evitare che ciò sia troppo facile, naturalmente, una guardia a croce più ampia garantisce una protezione sempre maggiore, anche qualora la lama avversaria fosse deviata verso l’alto, in direzione del braccio.

In questo senso, lo tsuba di una Katana non protegge altrettanto bene la mano. Ma, dal momento che gli stili di spada giapponesi cercano, al contrario, di evitare il più possibile il contatto fra le lame, questo è davvero così importante? Nel kendo ci si basa soprattutto sull’attacco, e i colpi devono essere pochi, rapidi e precisi: gli attacchi avversari vanno soprattutto schivati, mentre la lama della spada viene usata occasionalmente per parare, ma, idealmente, non dovrebbe mai restare troppo a lungo a contatto con quella nemica… e allora, perché creare guardie ampie, inutili e ingombranti, se l’elemento decisivo in uno scontro è soltanto la bravura dello spadaccino?

Dopotutto, anche in occidente le else davvero protettive (quella cruciforme non era poi così fenomenale) si sviluppano solamente nel tardo Medioevo, quando la spada diventa un’arma usata anche in ambito civile, e non più solo in guerra. Insomma, si tratta fondamentalmente di un modo diverso di pensare il combattimento, che rende la scelta giapponese del tutto consona al proprio ideale e, del resto, in linea con la “moda” diffusa per secoli nel resto del mondo, a eccezione dell’Europa medievale.

Il secondo punto critico della Katana, per i suoi detrattori, ha a che fare direttamente con la sua lama. Il processo di creazione e rifinitura di una lama giapponese era (e rimane tutt’oggi) incredibilmente macchinoso, dal momento che serviva a raffinare il più possibile una materia prima (il ferro) piuttosto grezza, e scarsa sul suolo giapponese. La ripiegatura dell’acciaio e la tempra differenziata, di cui parlo meglio nella pagina dedicata alla Katana, servivano in primo luogo a creare lame che non si rompessero facilmente sul campo di battaglia. Il risultato è che il filo della Katana è molto più duro di quello di una spada media, con una percentuale di carbonio estremamente elevata, mentre la spina, al contrario, resta sempre piuttosto morbida.

Questo permette di mantenere un filo tagliente molto più a lungo, mentre, in caso di contraccolpi eccessivi, la parte posteriore della lama farà sì che questa si pieghi invece di spezzarsi. Le lame occidentali usano di norma una tempra uniforme, sicché la forza di ogni colpo è scaricata all’esterno dal movimento “a molla”, che riporta la lama al suo stato originario dopo il contraccolpo; quella della Katana, invece resta piegata. Ma si tratta davvero di un punto debole così determinante?

lama katana tempra differenziata

In fondo, perché una lama si pieghi all’eccesso, dovrà subire un contraccolpo piuttosto forte con il duro acciaio, e abbiamo visto che occasioni simili dovrebbero essere relativamente rare per la Katana, se lo spadaccino è esperto e se l’allineamento col bersaglio è mantenuto a dovere. Inoltre, una lama piegata può ancora essere usata, quanto meno, per difendersi dagli attacchi avversari, mentre si cerca di fuggire o si attende l’aiuto dei compagni. Al contrario, una lama che si spezza sul campo di battaglia può segnare la fine per il suo possessore.

taglio netto katana tameshigiri

Assieme a questa caratteristica, dobbiamo notare che la lama della Katana è anche molto più spessa di quelle occidentali. Questo garantisce almeno due vantaggi: uno nel taglio, e l’altro nell’affondo. Più spessa è una lama e più è facile essere precisi nell’allineamento con l’obiettivo, quando si porta il colpo di taglio, e questo proprio perché essa è più rigida, flettendosi molto meno sia nel movimento iniziale, che al momento dell’impatto. Ecco uno dei motivi per i quali, effettivamente, la Katana “taglia meglio” rispetto a molte altre spade, e cioè non tanto perché il suo filo sia migliore, ma perché le sue caratteristiche facilitano lo spadaccino che la usa per le tecniche di taglio.

Il secondo vantaggio conferito dalla sua lama spessa e rigida, è quello nell’affondo. Avete capito bene: la Katana, nonostante la sua forma incurvata, il filo singolo e la mancanza di un controtaglio, è decisamente capace di portare ottimi affondi! Questo perché la sua punta risulta comunque acuminata, solida, e di solito è allineata con l’impugnatura, tutti fattori che, assieme al suo spessore, consentono di infilzare i bersagli con una grande potenza, in particolare se si usano entrambe le mani. Certo, niente a che vedere con la punta di certe Spade d’Arme o Bastarde del Medioevo europeo, capaci di insinuarsi tra le piastre di un’armatura e di trapassare un nemico come burro. Tuttavia, contro avversari armati più alla leggera, la Katana può essere usata tranquillamente in un modo simile.

Naturalmente, una lama più spessa è anche più pesante; ecco perché usare una Katana a mano singola non è proprio la stessa cosa, rispetto, ad esempio, a una leggiadra Sciabola. Tuttavia, le Katana tendono ad essere piuttosto corte in generale, rispetto alle spade moderne: veniamo così ad un altro punto controverso. Sappiamo tutti che l’allungo di un’arma è fondamentale, quando si tratta di combattere in un duello canonico. In questo articolo non tratteremo delle spade giapponesi più grandi, come i tachi o i Nodachi, ma solo della Katana e delle sue varianti: le Katana possono variare in lunghezza, ma generalmente si aggirano attorno ai 70 cm, anche se le più lunghe (i daitō) possono superare i 75 cm. Si tratta, comunque, di diversi centimetri in meno rispetto a gran parte delle spade occidentali: persino una Spada Vichinga poteva raggiungere gli 80 cm, e molte di quelle moderne hanno lunghezze decisamente superiori.

Ma allora, una spada corta è sempre inferiore ad una più lunga? Decisamente no! Tutto dipende dalle capacità di chi la brandisce, innanzitutto, ma anche dal contesto in cui essa è impiegata. Se usciamo per un attimo da quello del duello in campo aperto, le misure ridotte della Katana possono tornare utili per una serie di motivi: al chiuso, innanzitutto, come dentro a un edificio o a bordo di una nave, la spada giapponese sarebbe una scelta molto più saggia, rispetto a un Rapier. Una spada più corta è anche più conveniente da trasportare, soprattutto se trascorre l’intera giornata alla cintola, com’era proprio il caso dei guerrieri Samurai.

samurai pulisce spada katana

Inoltre, c’è un aspetto che non si considera quasi mai, quando si parla di spade: la rapidità di estrazione. Sembra scontato che, all’apparire di un nemico, la nostra spada sia già sguainata e stretta nel pugno, pronta ad essere usata. Al contrario: molto spesso un Samurai poteva cadere in imboscate, attacchi improvvisi, risse e attentati. L’abilità di estrarre rapidamente la propria spada è fondamentale, quando essa è impiegata soprattutto per l’autodifesa. Ecco perché esiste un’intera disciplina marziale basata sull’arte di estrarre e usare velocemente la Katana: si chiama “iaido”, ed è praticata tutt’oggi in varie scuole. La Katana era appositamente legata alla cintola con il filo della lama rivolto verso l’alto (al contrario del tachi e della maggioranza delle spade nel mondo), così da poterla estrarre in un modo che consente di brandirla subito con la giusta presa o, occasionalmente, di portare un attacco già con il primo, fluido movimento.

Grazie alle sue dimensioni ridotte, e anche alla sua forma ricurva, la Katana può essere estratta con facilità maggiore rispetto a molte altre spade: questo la rende in un certo senso superiore, se pensiamo a una situazione diversa dal duello d’onore cavalleresco! Non sorprende che, in epoche più recenti, le spade giapponesi abbiano subito un progressivo accorciamento rispetto agli iniziali tachi, fino a giungere alle cosiddette uchigatana, al di sotto dei 70 centimetri.

Insomma, molti dei presunti punti deboli della Katana si sono rivelati, in realtà, caratteristiche vantaggiose, se poste nel giusto contesto. Ma tornando alla domanda iniziale di questo articolo: la Katana è dunque la spada perfetta? Decisamente no. Ci saranno sempre situazioni in cui la spada giapponese risulterà nettamente inferiore rispetto ad un’altra, e questo vale un po’ per tutte le spade, come vediamo spesso nei nostri articoli. Anche passare all’estremo opposto, tuttavia, non sarebbe corretto: la Katana non è per nulla una spada scadente, ma piuttosto un’arma perfettamente adattata al suo contesto storico e culturale, che in taluni ambiti può surclassare le spade occidentali… sempre a patto che sia usata come si deve!

3 pensieri riguardo “La Katana è davvero sopravvalutata? Luci e ombre della spada giapponese

  1. Non riuscendo a commentare gli articoli che riguardano la categoria “Armeria” commento in quest’ultimo più recente, perché ci tenevo tantissimo a ringraziarvi per le informazioni e gli articoli utilissimi che pubblicate. Sto studiando quelli riguardanti le varie spade e sono pieni di dettagli su somiglianze e differenze, oltre che foto dei vari musei. Complimenti veramente, capisco benissimo il lavoro che c’è dietro e ci tenevo ad esternare i miei complimenti! Continuate cosi =)

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    1. Grazie mille per i complimenti! Il sito è in continuo aggiornamento, man mano che sorgono nuovi spunti e riflessioni in merito a comparazioni e spade singole, anche sugli altri canali social 🙂 Mi fa molto piacere che il lavoro sia apprezzato!

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  2. Perché non fate un canale Telegram o Signal per raccogliere i vari appassionati?

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