Tutti in sella! – Una spada per la cavalleria

Sellato il destriero, montati i finimenti e aggiustata l’armatura, per il prode cavaliere è tempo di montare sul suo purosangue e partire alla volta di nuove eroiche imprese. La bisaccia è pronta, con razioni e paramenti per il viaggio, ma… un momento! A sinistra della cintola resta un vuoto chiassoso, manca qualcosa di molto importante per il guerriero, che corre a spalancare le porte della sua modesta, ma fornita armeria: è il momento di scegliere la spada perfetta!

Armeria del Castello Cini di Monselice – Ph. Samuele Pareschi

Il tema di quale sia la spada più adatta a un cavaliere – o meglio, per un combattente a cavallo – è stato già toccato di sfuggita in altri miei articoli: del cavaliere medievale ho parlato, più che altro, in riferimento alla sua armatura a piastre portata ai massimi livelli; delle spade usate a cavallo, invece, si è trattato in un altro articolo, discutendo i vantaggi e gli svantaggi delle spade di forma incurvata rispetto a quelle a lama diritta. Quest’ultimo tema è molto interessante e strettamente correlato all’argomento odierno, come vedremo nelle righe seguenti.

Se cerchiamo la spada perfetta per la cavalleria, un ottimo punto di partenza è sempre l’analisi storica di situazioni reali, dal momento che quasi ogni esercito, prima dell’avvento delle armi da fuoco (e, per lungo tempo, anche in seguito) si è avvalso di qualche genere di truppa montata. Nel mio articolo sopra citato ipotizzavo che alcune spade a lama curva potrebbero essere state create proprio per venire incontro alle esigenze particolari dei soldati a cavallo: la forma incurvata, infatti, permette un migliore scorrimento della lama sul bersaglio nel momento successivo al primo impatto, così da non restare incastrata nell’armatura o nel corpo del nemico. Questo fattore è estremamente importante, dal momento che un attacco portato da un cavaliere in carica poteva avere una forza devastante, e a volte non lasciava il tempo di estrarre l’arma, che dunque poteva venire perduta o rotta. In alternativa, lo stesso cavaliere avrebbe rischiato di sbilanciarsi dalla sella o subire danni seri al braccio.

Questa teoria si scontra però con l’evidenza storica: sappiamo bene che un gran numero di truppe montate, in ogni epoca e in ogni luogo, hanno prediletto spade a lama diritta proprio per essere usate a cavallo. Il primo esempio eclatante è certamente la cavalleria medievale europea, con la sua Spada d’Arme e, in seguito, varie tipologie di Spada a due Mani, o anche quelle “a una mano e mezza”, che sono state usate quasi universalmente in tutti i secoli del Medioevo e ancora in età premoderna. Ma già molto tempo prima, attorno al III secolo, in altre parti del mondo i cavalieri pesanti venivano dotati di armi simili: è il caso dei catafratti dell’impero persiano sasanide, che a quanto pare usavano una spada lunga, a lama diritta e a doppio filo, la Šmšyl. Similmente alla tarda Spada Bastarda europea, questa poteva avere impugnatura a una o a due mani. Anche in area indiana i cavalieri hanno spesso usato spade diritte come la Khanda o il bizzarro Pata, una lunga lama montata su una sorta di guanto di ferro.

spada da catafratto sasanide
Una spada sasanide da catafratto del VII secolo, esposta al MET Museum

Ma gli esempi non finiscono qui, e i successivi possono aiutarci a riconciliare questa apparente discrepanza: se la lama curva offre tanti vantaggi a un cavaliere, perché quasi tutti gli eserciti si sono ostinati a preferire quella diritta per tanti secoli, addirittura fino al Novecento? Persino nell’epoca d’oro della Sciabola, le truppe di cavalleria pesante erano infatti armate con varianti di spadone diritte, ingombranti ed estremamente allungate. A partire dagli ussari alati di Polonia, primi utilizzatori della “Szabla” vera e propria, che tuttavia si affidavano a una varietà di armi, tra cui una sorta di lungo stocco chiamato Koncerz. In seguito, i corazzieri napoleonici, come quelli di un po’ tutti gli eserciti europei, continuarono ad adottare spade pesanti molto simili, dette “squadrone” o Palash. Va detto che in alcuni di questi casi le spade lunghe e a lama dritta non erano l’unica arma in dotazione al cavaliere, che anzi spesso si serviva (oltre che della pistola) anche di una più leggera Sciabola curva; l’arma pesante era usata di punta, nelle cariche, proprio alla stregua di uno stocco medievale, mentre quella più leggera doveva servire in altre occasioni, ad esempio nella mischia in sella.

Rievocazione di un ussaro alato

Una sorta di sostitute della lancia, quindi, spesso dotate di una lama pesante, acuminata e talvolta quasi priva di un filo vero e proprio, così da enfatizzarne la robustezza: tali erano le spade diritte della cavalleria pesante. E proprio quest’ultimo termine ci dà un suggerimento su quale possa esserne il motivo. Se, come si è detto, la lama dritta offre indubbi vantaggi al momento della carica diretta (tra cui un migliore allungo, più potenza nell’affondo e maggior precisione), è normale che unità di cavalleria create apposta per queste cariche la preferissero. La cavalleria “pesante” è appunto un corpo solitamente impiegato in questo modo, proprio in virtù della sua grande resistenza, garantita dalle armature, e della sua forza d’impatto.

Quando però si passa alle unità di cavalleria leggera, il discorso è totalmente diverso. Come è facile immaginare, si tratta di unità dotate solitamente di protezioni più scarse e di un armamentario più ridotto, il che alleggerisce per l’appunto il cavaliere, permettendogli una velocità maggiore e una certa libertà di manovra. I cavalleggeri, che sono sempre esistiti sotto varie forme, venivano impiegati in una gran quantità di azioni: da quelle diversive, con rapide incursioni ai fianchi del nemico, agli attacchi di disturbo con armi da tiro, così come nelle ricognizioni, nelle razzie (una tattica bellica in tutto e per tutto) e anche in manovre più complesse. Una carica frontale vera e propria contro i reggimenti nemici era qualcosa di relativamente raro, per questo tipo di unità, che come si è visto trovavano impieghi decisamente più utili altrove.

Se il numero di armi trasportabili in sella è ridotto, meglio scegliere una spada che sia leggera, ma anche versatile e agile da usare in ogni situazione. La carica vera e propria (frontale o laterale) è un’evenienza rara, quindi non è più necessario che la nostra lama sia eccessivamente robusta; al contrario, essa dovrà poter colpire bene di taglio e a distanza ravvicinata, dal momento che le incursioni della cavalleria leggera devono essere fulminee e questo porterà spesso a stretto contatto con i bersagli. Ecco che tutte le qualità di una spada a lama curva, che abbiamo elencato all’inizio, tornano ad essere molto più vantaggiose.

Non a caso, gli stessi ussari alati potevano includere nel loro armamentario ben due lame incurvate (solitamente una Szabla e una Karabela, sua variante più corta e di norma impreziosita), a loro volta derivate da Scimitarre orientali come lo Shamshir o il Kilij. Queste ultime erano andate a sostituire anche la spada dei catafratti sasanidi, attorno al secolo XI, a seguito di prolungati contatti con popolazioni mongole… ed ecco che siamo all’origine di tutto. Sì, perché le tribù mongole, nel loro movimento di espansione, cambiarono molte cose sia nel mondo occidentale che in quello orientale, a partire proprio dalle spade.

sciabola ungherese gradara
Una sciabola ungherese e una, più tarda, francese, esposte al museo della Rocca di Gradara – Ph. Samuele Pareschi

Si dà il caso che l’esercito di Gengis Khan (così come quelli dei suoi discendenti) fosse composto prevalentemente da cavalieri che potremmo ben definire “leggeri”, armati con corti archi di corno e con asce; quelli tra loro che potevano permettersi una spada, usavano proprio un modello monofilare a lama curva. Queste particolari spade ricurve non hanno influenzato solo la moda mediorientale, ma anche quella cinese, a seguito della conquista mongola del celeste impero nel XIII secolo. Pare proprio che il cosiddetto Dao, la tipica spada monofilare cinese, nella sua forma più recente, sia una diretta trasposizione di queste armi mongole; se pensiamo poi che il Dao potrebbe aver a sua volta influenzato la foggia di altre spade in tutto l’estremo oriente, forse addirittura fino alla Katana giapponese… ecco che la portata di questa rivelazione ci appare in tutta la sua grandezza.

samurai a cavallo con katana
Un samurai a cavallo brandisce la sua Katana (XVI secolo)

Ma tornando al nostro argomento principale, quale dovrebbe essere in definitiva la spada perfetta per un cavaliere, o meglio per un combattente montato? Abbiamo visto come una prima distinzione sia utile ad inquadrare almeno la forma generica della nostra spada, e ancora una volta l’elemento principe di questa decisione è il contesto di utilizzo. Se la cavalleria pesante necessita di una spada lunga e a lama diritta (preferibilmente a doppio filo, o comunque dotata di un controfilo sulla punta per garantire una migliore penetrazione), quella leggera preferirà generalmente una spada ricurva e monofilare. Non possiamo però limitarci a questa rozza distinzione, in quanto, oltre all’inquadramento generico dell’unità di cavalleria, dovremmo prendere in considerazione una serie di altri elementi: ad esempio, che tipo di armatura indossa il guerriero? Il cavallo montato è particolarmente alto, oppure basso? Sarà impiegato anche uno scudo? E la spada sarà arma principale, oppure subalterna ad una lancia? Ancora più importante, come saranno armati i nemici da affrontare?

Di certo non è possibile dare una risposta univoca e definitiva in proposito. Voglio comunque sbilanciarmi e proporre almeno due spade che secondo la mia (modestissima) opinione potrebbero rivelarsi perfette per le due grandi variabili, diametralmente opposte, che abbiamo considerato: la spada per la cavalleria pesante e quella per la cavalleria leggera.

Il cavaliere con equipaggiamento leggero, usato più che altro per azioni di disturbo, accerchiamenti e ricognizioni, ha bisogno di una spada che porti tagli importanti a corta distanza, poco ingombrante e, soprattutto, che consenta una presa ben salda. Ritengo che la famiglia della Sciabola sia quella in cui ricercare la nostra spada perfetta per un cavalleggero; più nello specifico, guardando alla storia, uno dei modelli che ha avuto maggior successo (tanto da essere più volte copiato), è quello della sciabola britannica da cavalleggeri del 1796. Maneggevole, fenomenale nel taglio e dotata di un semplice ma ampio paramano, questa spada si può far volteggiare sia a cavallo che a piedi senza timore di perderla, né di mancare l’allineamento col bersaglio: quest’ultimo fattore è garantito dalla curvatura della lama, assai pronunciata, che ne facilita il direzionamento, così come la guardia leggera e simmetrica.

Sciabola modello 1796 attribuita all’ufficiale inglese William Tomkinson

Con un salto all’indietro di un paio di secoli ritorniamo invece ad un contesto nel quale la cavalleria pesante di estrazione medievale era ancora largamente impiegata in certe aree dell’Europa continentale, non ultima quella teutonica. Questi cavalieri con armatura a piastre di tre quarti preferivano le pistole alla vecchia lancia, ma una spada al proprio fianco era ancora la benvenuta. La “spada da cavaliere” per antonomasia, qui, era la cosiddetta Reitschwert: si tratta di una spada pesante, a lama diritta piuttosto allungata e spesso a filo singolo, ma sempre con un controtaglio vicino alla punta. L’elsa ricalca la guardia cruciforme delle spade medievali, ma di norma possiede elementi protettivi quali anelli, ponti o addirittura una mezza guardia a cesto, oltre ad un ricasso che la avvicina per estetica a una Spada da Lato, pur essendo molto più massiccia.

reitschwert e spada da lato
Una grossa Reitschwert con inusuale lama “flambard” accanto a una più minuta, a mano singola, identificabile anche come Spada da Lato (Trieste) – Ph. Enrico Luppi

Altra particolarità della Reitschwert è quella di avere spesso un manico piuttosto allungato e un pomolo adatto a essere afferrato con la mano secondaria; l’arma è infatti pensata per essere usata anche a due mani, qualora il cavaliere finisse sbalzato di sella e si trovasse appiedato e senza scudo nella mischia. Potremmo quindi includere questa tipologia in quella della Spada Bastarda, benché sia generalmente più massiccia e con guardia maggiormente protettiva. Un’arma versatile ma robusta, insomma, perfettamente adatta alle cariche di cavalleria, così come alla mischia montata o al combattimento appiedato: un cavaliere pesante non può chiedere di meglio!

Articolo di Samuele Pareschi

3 pensieri riguardo “Tutti in sella! – Una spada per la cavalleria

  1. Molto interessante! Ben tornato, Spada!

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