Excalibur: la famosa spada nella roccia è davvero in Italia?

Eccoci qui, ancora una volta, a parlare della spada magica per eccellenza, il non plus ultra delle spade famose: la mitica Excalibur! La “spada nella roccia” del leggendario Re Artù è sicuramente la più conosciuta nel mondo, almeno tra le spade con un nome proprio, quindi anche a noi su La Spada Perfetta non potevano certo bastare un paio di articoli per trattare una spada così importante… e che, per qualcuno, potrebbe trovarsi proprio in Italia.

spada nella roccia excalibur

Ma andiamo con ordine. Ci siamo già occupati della spada Excalibur in un articolo ormai invecchiato, nel quale ci chiedevamo quali caratteristiche avrebbe avuto la spada magica nella realtà, cioè se fosse esistita per davvero. In seguito abbiamo citato di nuovo Excalibur quando abbiamo parlato delle 4 spade nella roccia delle leggende europee, e qui ci siamo avvicinati davvero al tema di oggi.

Cos’è veramente Excalibur? Tutti conoscono la leggenda di Re Artù e della spada nella roccia, secondo la quale il giovane figlio di re Uther Pendragon avrebbe estratto da una roccia (o, per alcuni, da un’incudine) la spada magica che consacrava come re d’Inghilterra chiunque fosse riuscito in tale impresa. Esistono tante versioni della storia, e in realtà, per molti, la spada nella roccia non coincideva davvero con Excalibur: quest’ultima sarebbe stata invece donata ad Artù dalla Dama del Lago, per sostituire la sua prima lama, andata distrutta in uno scontro con re Pellinore.

Sir Bedivere lancia excalibur nel lago
Sir Bedivere restituisce Escalibur alla Dama del Lago, 1911.

Chi aveva ragione? Difficile a dirsi, visto che, come ogni leggenda che si rispetti, quella di Re Artù, il mago Merlino e i cavalieri della Tavola Rotonda è passata attraverso una miriade di rimaneggiamenti letterari, tra l’alto Medioevo e il Rinascimento, e ancor di più in epoca moderna, con la riscoperta del filone romantico nell’epica cavalleresca.

Al grande pubblico di oggi, la storia è nota soprattutto per due capolavori cinematografici: uno è il film “Excalibur” del 1981, diretto da John Boorman, che riprende direttamente il romanzo “La morte di Artù” di Thomas Malory. Il secondo è il classico di animazione Disney “La spada nella roccia” del 1963, con il quale un po’ tutti siamo cresciuti.

Questi due capolavori cinematografici, al pari di altre opere famose, hanno contribuito a formare l’immaginario cavalleresco del ventunesimo secolo nella pop-culture moderna. Si tratta infatti di bellissimi film, che però non rispecchiano così bene la realtà storica dei fatti (o presunta tale), in particolar modo dal punto di vista di armi e armature in essi mostrate.

La spada Excalibur italiana, invece, ha una storia decisamente diversa da quella del ciclo arturiano, ed è tutta ambientata in Toscana. Chi arriva alla famosa abbazia di San Galgano, nei pressi di Chiusdino, non può che restare affascinato dall’antico complesso che si trova di fronte: un grande edificio medievale, cruciforme e privo di tetto, che riporta alla mente le atmosfere dei più famosi romanzi gotici. Ma il vero tesoro di Chiusdino si trova nascosto un po’ più in alto, su di una collina adiacente, dove sorge l’Eremo di Montesiepi.

Galgano Guidotti (1148 – 1181) fu un cavaliere del XII secolo originario di Chiusdino che, dopo una vita dissoluta e dedita alla guerra, pare sia stato guidato da un’apparizione dell’arcangelo Michele fino a quella che oggi è chiamata “rotonda” dell’Eremo di Montesiepi, al centro della quale, in segno di rinuncia alla violenza, egli conficcò la sua spada in una roccia, trasformandola così in una croce sulla quale pregare.

La spada di Galgano si trova lì ancora oggi, nonostante molti abbiano cercato di estrarla dalla roccia per invidia (come alcuni monaci concorrenti del santo, nella sua epoca) o per semplice stupidità (e questi sono avvenimenti più recenti, fino agli anni ’90). Si narra che l’impresa dei monaci abbia avuto un’amara conclusione, e le ossa conservate in una cappella trecentesca vicina alla rotonda di Montesiepi – che risalgono davvero al XII secolo – apparterebbero proprio a uno di questi sventurati.

chiesa san galgano
Il santuario nella casa di Galgano Guidotti, a Chiusdino – Ph. Samuele Pareschi

Ma, roccia a parte, cosa ha davvero a che fare San Galgano con Re Artù, e la spada di Montesiepi con la magica Excalibur? Innanzitutto i rilievi scientifici paiono confermare l’età della spada, che si addice proprio a un modello di Spada d’Arme del XII secolo. Queste spade assumevano ormai la forma archetipica di quella che nell’immaginario comune è la “spada medievale” per eccellenza, con elsa cruciforme, pomolo rotondo e lama piuttosto lunga.

Niente a che vedere con la spada che avrebbe usato un cavaliere del VI secolo, quali sarebbero stati in verità quelli di Re Artù: i Cavalieri della Tavola Rotonda, ammesso che siano davvero esistiti, sarebbero vissuti proprio in quella “età di mezzo” per eccellenza, tra il crollo dell’Impero Romano d’Occidente e l’affermazione dei regni cosiddetti “barbarici” delle popolazioni di ceppo germanico. Artù, Lancillotto, Cay, Gawain e tutti gli altri avrebbero quindi avuto in dotazione spade “migratorie”, a metà strada fra la Spatha romana e l’antica Spada Celtica lateniana.

San Galgano Spada nella Roccia
La spada nella roccia di San Galgano, all’eremo di Montesiepi. Ph. Samuele Pareschi

Nello stesso periodo di Galgano, il XII secolo, scrivono i due personaggi ai quali si deve la fortuna originaria del ciclo arturiano: Goffredo di Monmouth, prima, e poi, poco più tardi, Chrétien de Troyes, arricchiscono la storia con leggende e personaggi sempre nuovi. Uno di questi è il cavaliere Galvano (sir Gawain), il cui nome ricorda da vicino quello del santo, che potrebbe anche essere stato scelto proprio per una diretta ispirazione al personaggio letterario delle leggende.

A rafforzare il legame tra Excalibur, il ciclo bretone e la spada nella roccia di San Galgano, c’è anche un collegamento diretto fra i luoghi fisici in cui le due storie sono ambientate: la famosa via Francigena, che collegava l’Europa occidentale al sud Italia, e che veniva usata anche dai crociati per imbarcarsi verso Gerusalemme, passava proprio per la Val di Merse, dove si trovano l’abbazia di San Galgano e l’Eremo di Montesiepi. Possibile che gli scambi economici e culturali tra il paese di Galgano e quello di Chrétien de Troyes abbiano influenzato persino la letteratura dei secoli a venire, con la leggenda della spada di Chiusdino che cresceva di pari passo con quella di Re Artù?

Sir gawain o galvano in un manoscritto medievale

Nessuno potrà mai dire con certezza se esista davvero un legame tra la spada nella roccia italiana e la Excalibur della leggenda arturiana: quel che è certo è che Re Artù, se mai è davvero esistito, non ha mai conficcato la sua spada magica in una roccia toscana, ma la storia della vita del santo-cavaliere Galgano e della sua particolare spada nella roccia, molto più reale e tangibile di Excalibur, non ha nulla da invidiare a quella dei cavalieri della Tavola Rotonda.

Un pensiero riguardo “Excalibur: la famosa spada nella roccia è davvero in Italia?

  1. “Esclamabar… Excansibur…”
    “Excalibur, imbecille”!

    "Mi piace"

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