La vera Excalibur – La spada di Re Artù prende vita!

La spada nella roccia, Avalon, i Cavalieri della Tavola Rotonda: poche parole sufficienti ad evocare nella mente di chiunque un intero mondo mitologico, fatto di dame e cavalieri, draghi e magia. Ormai sembra superfluo raccontare ancora, nel 2018, la storia di Re Artù; eppure non tutti sanno che, nella versione originale del mito, la spada estratta dalla roccia che consacra il re d’Inghilterra… non è Excalibur! Questa sarebbe stata invece donata ad Artù dalla Dama del Lago, la stessa che, alla fine della storia, afferra al volo la spada prima che venga inghiottita nuovamente dai flutti.

Sir Bedivere lancia excalibur nel lago
‘Sir Bedivere lancia Excalibur nel lago’, 1911.

Questo episodio richiama una antichissima usanza celtica, secondo la quale una spada poteva essere gettata nel lago come dono votivo alle divinità dell’acqua (una sorta di ninfe), per richiedere loro di usare i poteri curativi di cui erano dotate. Una tradizione passata persino ai romani, che sembra abbia ispirato l’usanza odierna di gettare monetine nelle fontane.

Tornando alla mitica Excalibur, sappiamo che la spada forse più famosa al mondo ha ispirato fior fiore di libri, film e cartoni animati. Di norma viene rappresentata come una classica Spada D’arme medievale, mentre talvolta somiglia ad una Spada a Due Mani. Questo perché gli sceneggiatori si ispirano all’immaginario collettivo, influenzato dalle illustrazioni medievali trecentesche nelle quali inizialmente Re Artù prendeva vita – e lo faceva, ovviamente, nelle vesti di un sovrano dell’epoca. Ma qual è la verità?

Ovviamente non c’è alcuna prova dell’esistenza di Excalibur, così come del suo possessore, ma proviamo a compiere uno sforzo di immaginazione e domandiamoci: se davvero una spada simile fosse esistita, come sarebbe stata? Quali avrebbero dovuto essere le sue qualità? La forma, le dimensioni, il tipo di acciaio e il suo migliore utilizzo?

Re Artù
Re Artù in un affresco inglese del XIV secolo.

Come si è detto, c’è una grande produzione di testi appartenenti al ciclo Bretone che si sviluppa in pieno medioevo; tuttavia, secondo gli scritti più antichi, la figura del monarca arturiano dovrebbe risalire a molto tempo prima, e più precisamente alla fine del quinto secolo. Sulla figura di Artù, in particolare, sono state formulate innumerevoli ipotesi: esistono infatti personaggi molto potenti nella Britannia dell’epoca, alcuni dei quali hanno avuto vicende simili alle leggende descritte nei racconti arturiani. Qualcuno, come Ambrosio Aureliano,  è un ex soldato Romano trasferitosi nell’isola, mentre altri, come il fantomatico Riotamo, sarebbero stati veri e propri britanni, perciò di cultura sostanzialmente celtica/cristianizzata. Quest’ultimo, in particolare, pare abbia in comune con Artù il fatto di aver invaso la Gallia per due volte; infine, fatto ancora più eclatante, egli sarebbe stato sepolto presso la misteriosa città di Avallon. Vi ricorda qualcosa?

Se dobbiamo basarci sui reperti dell’epoca, sappiamo che proprio in questo periodo si diffonde la cosiddetta “spada migratoria”, ovvero una sorta di evoluzione della Spatha romana con influenze germaniche, la quale ha poi dato origine alla Spada Vichinga. In realtà, il periodo migratorio vede la coesistenza di molti tipi di spade, perché l’incontro-scontro fra le diverse culture porta ad una grande sperimentazione sia nella metallurgia che nella foggia delle armi. Proprio per questo risulta così interessante capire quale tipologia fosse più adatta ad una spada eccezionale come Excalibur. Re Artù, secondo tutte le versioni della leggenda, era un prode cavaliere che respinse le invasioni Sassoni della Britannia; questo è un motivo in più per pensare che usasse una spada creata appositamente per la cavalleria, come era la Spatha.

Non va scartata anche l’ipotesi che la spada di Re Artù avesse subito diretti influssi celtici, nel caso di una sua provenienza non romana. Questo si sarebbe riflettuto soprattutto sulla foggia dell’elsa, la quale, per esempio, avrebbe potuto presentare un’impugnatura antropomorfa (cioè a forma di umano stilizzato), o “ad antenne”, con due specie di riccioli al posto del pomolo. Tuttavia sembra poco probabile una foggia  celtica per Excalibur, visto che nel periodo d’interesse, il quinto secolo, la maggior parte dei reperti confluiscono nella caratteristica “spada migratoria”, mentre le impugnature di cui parliamo si estinguono secoli prima.

spada venetica celtica antenne
Spada venetica ad antenne.

In definitiva, sappiamo quindi che doveva trattarsi di una spada a mano singola, con una lama di lunghezza media (più corta delle medievali spade d’arme, ma decisamente più lunga e stretta di un Gladio). Per quanto riguarda l’elsa, questa sarebbe potuta somigliare molto ad una delle varie sottospecie di Spatha: essenzialmente si tratta di un manico in legno, con un grosso pomolo rotondo ed una guardia appena accennata. Forse una spada di questo periodo avrebbe presentato una guardia più pronunciata, già simile a quella Vichinga (un tipo nel quale noi comprendiamo tutte quelle dell’Europa centrale, quindi anche quelle Sassoni). È anche verosimile pensare che, come alcuni reperti, presentasse decorazioni e borchie in bronzo o addirittura in oro, oltre ad anelli sul pomolo. Gli anelli, in particolare, erano decorazioni molto prestigiose, riservate alle spade dei membri più ricchi della società.

spada gilling elsa spada vichinga migratoria
Elsa di spada vichinga del IX secolo.

Ma cosa rendeva Excalibur così speciale? Una risposta potrebbe darcela il suo nome: secondo l’interpretazione più accreditata, esso deriverebbe dal latino, e starebbe a significare “fatta dai Calibi”. I Calibi erano una popolazione stanziata sulle rive del Mar Nero, alla quale viene attribuita l’invenzione della siderurgia: è facile quindi pensare che si trattasse di ottimi armaioli. Le spade migratorie del quinto secolo sono spesso caratterizzate da un acciaio mediocre, talvolta dalla tempra poco curata, proprio perché si tratta di un periodo nel quale la sperimentazione era ad ampio raggio. Se qualcuno, per fortuna o per bravura, fosse riuscito a forgiare una spada con un acciaio ad alto tenore di carbonio e poi a temprarla adeguatamente, ne sarebbe nata un’arma incredibile per l’epoca. Questa lama sarebbe infatti risultata molto più resistente della media, e sarebbe stata addirittura capace di rompere quelle di fattura peggiore, in certe condizioni. Immaginate lo stupore di chi assisteva a un evento del genere sul campo di battaglia: i sopravvissuti avrebbero raccontato leggende sulla spada magica e sul potente cavaliere che la brandiva.

sarcofago cavaliere medievale
Sarcofago di un cavaliere al Museo Civico Medievale di Bologna – (Ph. Samuele Pareschi)

Stava dunque soltanto in questo la magia di Excalibur? Essere una spada di buona fattura in mezzo a lame mediocri? Ricordiamoci comunque che stiamo solo facendo ipotesi e, in ogni caso, anche una spada magica non sarebbe servita a nulla, senza un guerriero abile, forte e coraggioso a brandirla per proteggere il suo popolo dagli invasori!

Spada magica oppure no, possiamo quindi star sicuri che un alone di mistero continuerà a permeare le vicende del ciclo arturiano, e la leggenda di Excalibur e di Re Artù perdurerà ancora nei secoli a venire.

Samuele Pareschi

13 pensieri riguardo “La vera Excalibur – La spada di Re Artù prende vita!

  1. Bellissimo articolo! A me la storia di Excalibur (o Caledfwlch?) ricorda molto quella di Gramr. Possibile indizio?

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  2. Ciao haikuspot ! Grazie mille!
    In effetti alcune teorie riconducono “Caledfwlch” o “Caliburn” ad altre spade, come ad esempio una certa “Caladbolg” che fa parte della mitologia irlandese. Per quanto riguarda Gramr, ho in programma un articolo che la riguarda molto da vicino, assieme ad altre “spade nella roccia”… probabilmente la prossima settimana!
    Continua a seguire il blog se ti interessa la materia 😉
    Buona Pasqua e Pasquetta!

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    1. Ho sotto mano un progetto su una certa santa armata di spada e buckler, se cogli l’allusione puoi capire quanto mi interessi la cosa XD

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      1. Al momento non ci arrivo, ma mi hai incuriosito!

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      2. Santa Valpurga, I33 delle Royal Armouries. È uno dei personaggi che compare in questo manuale spada-brocchiero. Pare sia il più antico manuale d’armi europeo conosciuto o.o

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      3. Conoscevo alcune immagini tratte dal manoscritto ma non sapevo che la donna rappresentata fosse una santa! Molto interessante.

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      4. Così pare eh… e gli altri due sarebbero i suoi fratelli. Purtroppo ci sono più congetture che reperti su quel libro. Inoltre pare che autore e disegnatore non fossero la stessa persona, per cui ci sono molti buchi tecnici… Non solo, ci sono anche errori grossolani come persone con due mani sinistre et simila!

        Ciò non toglie che il contenuto tecnico è molto valido, solo va saputo gestire

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      5. Vale per molti manuali di epoca medievale purtroppo, anche perché l’approccio del periodo era più artistico che scientifico, visto che erano quasi sempre opere commissionate da e per “nobili”. Inoltre spesso i “maestri” che componevano i manuali erano analfabeti, perciò si affidavano ad altri per trascriverli. Succede anche con i ricettari di cucina!

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      6. Non ci avevo pensato al problema dell’analfabetismo XD un altro gap sta nel fatto che quasi tutti i manuali prendono per assunto che chi legge abbia già le basi della materia. In pratica sono in codice (linguaggio tecnico) e letti da chi non conosce il senso dei termini… Sigh. Vedi gente che tiene scudi a braccia tese, posture al limite dell’osteopatia e tecniche completamente fuori distanza. Non che io sia un genio eh XD

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      7. E alcuni combattono sulle punte! 😀

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      8. Ce n’è di tutti i colori! Anatomia portami via a volte XD

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  3. Buongiorno, adesso non riesco più a ritrovare la fonte, ma ho letto che Excalibur, sarebbe stata una spada perfetta, seconda però ad un ‘altra con “anelli”. C’è un altra spada perfetta, e che tipo potrebbe essere “ con anelli “? Grazie 🙏

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