Pirati dei Caraibi e le 3 spade leggendarie – Parte 1: la Spada del Destino

Come spesso accade nella cultura pop, le opere filmiche o letterarie maggiormente apprezzate dal grande pubblico sono quelle che contengono tre elementi chiave, o forse è meglio dire, quattro: molta azione, una buona dose di magia, un po’ di sano romanticismo… e soprattutto, tante spade! Diciamoci la verità, anche per chi non sia un vero appassionato delle nostre care lame affilate, esse sono spesso un fattore essenziale per rendere davvero avvincente un film, che si tratti del genere Fantasy, di Fantascienza o tanti altri.

Tra le saghe cinematografiche più famose dell’ultimo ventennio possiamo certamente annoverare quella di Pirati dei Caraibi, la fortunata serie di film che a partire da La maledizione della prima luna ha stregato una generazione di giovani e meno giovani con le avventure del carismatico capitan Jack Sparrow e dei suoi compagni attraverso i sette mari, tra leggende, mostri marini e non-morti di ogni genere. Alla iniziale trilogia si sono presto aggiunti altri due film e persino una serie di romanzi per ragazzi, con storie inedite – ma considerate del tutto canoniche – incentrate proprio sulla giovinezza di Jack Sparrow.

pirati dei caraibi spada del destino

Questo primo articolo di una serie in tre parti, in collaborazione con Parola di Quattrocchi per la nostra rubrica “Spade Pop”, ci porta proprio nel mondo piratesco di capitan Jack Sparrow, alla scoperta della prima di tre spade leggendarie che hanno fatto la storia della saga – e, in alcuni casi, la storia reale!

Inutile aggiungere che, trattando di corsari e bucanieri, sia i film che i romanzi della saga abbondano letteralmente di spade d’ogni sorta, usate in combattimento, negli abbordaggi o nelle schermaglie su isole misteriose. Ciò che però contraddistingue questa saga, rispetto a tante altre famose pellicole hollywoodiane, è il fatto di riuscire a mantenere un certo realismo storico per quanto riguarda costumi e scenografie: un fattore che, pur con qualche incongruenza, investe anche le spade di protagonisti e semplici comparse.

Ma andiamo con ordine. Prima di tutto bisogna tenere ben presente che stiamo parlando di una storia ambientata in un periodo mai realmente precisato all’interno dei film: lo stesso produttore, Jerry Bruckheimer, ha dichiarato che trattandosi di un Fantasy l’idea generale era quella di restare fedeli al clima dell’epoca d’oro della pirateria, senza ancorarsi a date precise. Ad ogni modo veniamo a sapere dallo stesso Bruckheimer che l’ispirazione approssimativa è quella degli anni tra il 1720 e il 1750, un lasso di tempo in cui varie potenze commerciali e nazionali si contendevano ferocemente l’impero marittimo. In quegli anni i pirati veri e propri, bande di predoni che percorrevano i sette mari alla ricerca di bottini e navi da assaltare, erano diffusi più che mai; allo stesso tempo i cosiddetti “corsari” ottenevano una autorizzazione governativa per compiere azioni di rapina e saccheggio contro gli avversari commerciali, mettendosi così al riparo dall’accusa di pirateria.

galeone pirata la spada del destino

Un’epoca turbolenta quindi, caratterizzata da frequenti battaglie navali con relativi abbordaggi, e da una quantità di leggende straordinarie in costante aumento, molte delle quali sono citate all’interno di Pirati dei Caraibi: basti pensare a Davy Jones, l’Olandese Volante ed il Kraken. Allo stesso modo nelle pellicole si moltiplicano le spade, a partire proprio dal primo episodio della saga: La maledizione della prima luna. Non è un caso che sia una spada a segnare i nodi salienti della trilogia iniziale, una spada forgiata nientemeno che da Will Turner, giovane fabbro di buona volontà e co-protagonista insieme allo scanzonato Jack Sparrow. Il nostro Will crea la spada all’inizio del primo film come regalo su commissione a James Norrington, in occasione della sua promozione a Commodoro della marina britannica. Le ottime qualità dell’arma vengono decantate da ognuno dei personaggi che possono osservarla.

James Norrington spada del destino

Si tratta a tutti gli effetti di uno Spadino, una tipologia molto diffusa tra ufficiali e gentiluomini europei nel XVIII secolo, in questo caso riprodotta con grande fedeltà per la pellicola, azzeccandone la morfologia e anche l’epoca. Sebbene si tratti di una spada ottimizzata per il duello e per colpire con rapidi affondi – tanto che una sua variante diffusa soprattutto in Francia e in Italia, detta “colichemarde” o “frantopino”, presenta una lama priva di filo e dalla caratteristica sezione triangolare rinforzata – la spada di Norrington ha una lama più classica, appiattita e ben adatta a portare anche colpi di taglio, composta di ottimo acciaio damasco. Lo stesso commodoro ne fa uso più volte, nonostante si tratti di una spada cerimoniale e quindi destinata più che altro ad essere sfoggiata; queste spade tuttavia erano sempre create con grande maestria, in modo da risultare eccellenti qualora venissero usate in duello.

Non deve sorprendere il fatto che un ufficiale di marina scegliesse di portare una spada tanto leggera e diversa dalle lame ampie e possenti che in genere ci si aspetta di vedere usate su una nave. Sappiamo infatti che diversi di questi personaggi usavano Spadini sia in ambito navale che, incredibilmente, nella cavalleria! Sebbene non si tratti certo del tipo di spada più adatto ad affrontare pesanti sollecitazioni, lo scopo primario della spada per molti ufficiali era quello di rappresentare il loro status superiore davanti agli altri membri dell’equipaggio; non si aspettavano certo di dover sguainare l’arma di frequente, anche perché, se pure si fossero trovati costretti a combattere, avrebbero potuto contare su una bocca da fuoco di qualche genere per tenere alla larga un avversario prima di fare ricorso alla spada.

spadini san marino ph Samuele Pareschi
Spadini esposti al Museo delle Armi Antiche di San Marino – Ph. Samuele Pareschi

Il resto dell’equipaggio, tuttavia, non poteva certo permettersi il lusso di scegliere una spada da portare con sé; generalmente le armi imbarcate e conservate nella rastrelliera appartenevano alla tipologia del Cutlass. Si tratta di spade relativamente corte, dalla lama robusta e a filo singolo, atte soprattutto al taglio. Molto spesso sono lame curve, ma i modelli successivi, soprattutto quelli britannici, presentano di norma lama diritta e un’elsa particolarmente ampia. Questa precisazione è d’obbligo perché, osservando attentamente, si noterà in mano alle ciurme piratesche dei film una quantità di armi con else piene e pesanti: in questo caso possiamo parlare di un piccolo errore dei costumisti, un anacronismo forse voluto, che tuttavia rende armi e scontri molto più accattivanti.

spada di Jack Sparrow

Nel periodo considerato infatti – la prima metà del Settecento – i Cutlass in dotazione alla marina e quelli diffusi tra i pirati sarebbero stati molto più semplici, dotati di un singolo paramano sottile o addirittura privi di una guardia vera e propria. Una sorta di coltellacci, insomma, ovvero il tipo di arma dalla quale deriva il nome della spada vera e propria. Solo più tardi, nel secolo seguente, si sarebbe diffusa l’elsa piena, protettiva e pesante che garantiva un’ottima difesa anche ai marinai più inesperti. Una delle spade usate spesso da Jack Sparrow appare come una transizione verso questo modello, con la sua impugnatura settecentesca sormontata da un paramano piuttosto ampio.

Lo Spadino cerimoniale di Norrington ci accompagna, proprio come il suo proprietario, letteralmente fino “Ai confini del mondo”. Dopo la caduta in disgrazia del nostro, che per qualche tempo riparerà a Tortuga, sarà il viscido Lord Beckett, governatore della Compagnia delle Indie Orientali, a entrarne in possesso. In seguito a varie vicissitudini, acquisito il grado di Ammiraglio, James Norrington riesce anche a recuperare l’arma quando gestisce gli spostamenti dell’Olandese Volante, la nave di Davy Jones, su ordine di Beckett. Con l’ennesimo giro di voltafaccia e capovolgimenti – un leitmotiv della saga – dopo essere stato bloccato dal padre di Will, “Sputafuoco” Turner, l’ammiraglio si troverà faccia a faccia con il mostruoso capitano polpo del vascello maledetto: davanti alla proposta di unirsi alla sua ciurma per aver risparmiata la vita, Norrington risponde eroicamente, affondando la lama nel corpo immortale di Davy Jones. Quest’ultimo, dinanzi al nemico morente, estrae la spada dalla propria spalla e ne ammira le qualità, decidendo di tenerla per sé.

JonesStabsWill

Ecco dunque che ritroviamo la spada delle origini in mano al capitano dell’Olandese Volante, mentre duella nella confusionaria battaglia finale, sull’orlo di un maelstrom, con Elizabeth Swann, capitan Jack Sparrow e il fabbro-pirata Bill Turner. Ironicamente, sarà proprio la medesima arma forgiata da Bill a uccidere il suo creatore, infilzato al cuore da Davy Jones, per poi essere definitivamente perduta tra gli abissi marini. Il fatto che questa spada segua la storia del suo proprietario dalle origini alla fine della trilogia – che per tanti sarebbe da considerarsi conclusiva – non è passato inosservato ai fan più accaniti, e ha spinto molti di loro a riferirsi ad essa col nome, certo appropriato, di “Spada del Destino”.

Non era però la prima volta che Davy Jones, nella sua lunga vita, si imbatteva in una spada a dir poco eccezionale, e lo stesso può dirsi di Jack Sparrow… ma questa è un’altra storia. In attesa di scoprire, nel prossimo articolo, il segreto di una spada a metà tra mito e storia vera e propria, possiamo concludere notando come una saga filmica di pura fantasia ci abbia portato, ancora una volta, a ragionamenti interessanti sull’uso e l’evoluzione delle spade reali nella storia del combattimento marittimo, avvicinandoci forse alla scoperta della spada perfetta.

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